| Parlamento italiano Assemblea costituente |
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| on. Pietro Nenni | |
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| Luogo nascita | Faenza |
| Data nascita | 9 febbraio 1891 |
| Luogo morte | Roma |
| Data morte | 1 gennaio 1980 |
| Professione | Giornalista |
| Gruppo | Partito Socialista Italiano |
| Collegio | Collegio Unico Nazionale |
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Legislatura | I, II Legislatura |
| Collegio | Roma (I); CUN (II); Milano (III, IV, V) |
| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Legislatura | V, VI, VII, VIII |
| senatore a vita | |
| Investitura | Nomina presidenziale |
| Data | 25 novembre 1970 |
Pietro Nenni (Faenza, 9 febbraio 1891 – Roma, 1º gennaio 1980) è stato un politico e giornalista italiano.
Indice |
Nacque in una famiglia povera: i genitori Giuseppe e Angela Castellani erano entrambi a servizio dei conti Ginnasi e rimase orfano di padre in giovane età (1896). Per interessamento della contessa Ginnasi che voleva farlo diventare prete, la madre riuscì a farlo accogliere nell'orfanotrofio "Maschi Opera Pia Cattani", dove mostrò subito il suo temperamento ribelle scrivendo nei corridoi del collegio Viva Bresci dopo il regicidio di Umberto I. Nel 1908 fu assunto come impiegato in una fabbrica di ceramiche, ma pochi mesi dopo venne licenziato per aver partecipato ad uno sciopero di agrari e, contemporaneamente, espulso dalla struttura dell'orfanatrofio dove ancora risiedeva. Tre anni dopo, nel 1911, sposa Carmen Emiliani, da cui avrà le figlie Giulia, Eva detta Vany nel 1913 e l'ultimogenita Vittoria nel 1915, quest'ultima destinata ad una tragica fine. Giornalista pacifista, inizialmente aderì al Partito Repubblicano Italiano, partecipò alle proteste contro la guerra di Libia insieme a Benito Mussolini e con lui passò un periodo in carcere. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale. Scrisse degli articoli su Il Popolo d'Italia e nel 1919 fondò, con Leandro Arpinati, il Fascio di Combattimento di Bologna. Nel 1921 però abbandonò il movimento e aderì al Partito Socialista Italiano, proprio nel momento in cui avveniva la scissione tra socialisti e comunisti.
Divenuto dirigente del PSI, lavorò per ottenere l'unità con i riformisti di Filippo Turati, ma non ottenne i risultati sperati. Ad ogni modo, si segnalò come uno dei politici più attivi del movimento socialista.
Nel 1923 divenne direttore dell'Avanti, ed in questa veste confermò l'orientamento antifascista del quotidiano. Fu per questo molto inviso al regime mussoliniano (soprattutto dopo che nel 1925 aveva fondato il quotidiano Quarto Stato), tanto da essere costretto ad andare in esilio in Francia nel 1926.
Nenni fu partigiano durante la Guerra civile spagnola, dove venne nominato commissario politico nelle Brigate Internazionali e combatté al fianco di democratici provenienti da tutto il mondo. Per narrare al meglio questa esperienza egli scrisse dei diari privati e soprattutto un libro dal titolo significativo, Spagna che, oltre che a narrare le vicende storiche e politiche del massacro perpetuato dai franchisti, costituisce una raccolta dei discorsi del leader socialista che danno bene il senso di quello che la vicenda spagnola rappresentò nella storia europea e nella vita degli antifascisti.
Anche durante la Seconda guerra mondiale aderì alla Resistenza e fu uno dei membri più influenti delle Brigate Garibaldi. Nell'estate del 1943, all'indomani della caduta del duce, venne confinato a Ponza: riuscì comunque a liberarsi ed a trasferirsi a Roma dove, insieme a Sandro Pertini, Giuseppe Saragat e Lelio Basso, riuscì ad unificare tutti i socialisti italiani in un unico movimento: il Partito Socialista di Unità Proletaria.
Divenuto già nel 1944 segretario nazionale dello PSIUP, egli inizialmente favorì uno stretto rapporto tra i socialisti e il Partito Comunista Italiano. Alla fine del mese di maggio 1945 Nenni ha la conferma della morte della figlia Vittoria ad Auschwitz. Dopo le elezioni politiche del 1946 (in cui venne eletto deputato), inaugurò la politica del "frontismo" e, a causa di questa scelta, dovette subire nel gennaio del 1947 la cosiddetta "scissione di Palazzo Barberini", guidata da Giuseppe Saragat, dalla quale nacque il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.
Dal 18 ottobre 1946 al 28 gennaio 1947 fu ministro degli Esteri della nascente Repubblica Italiana.
In vista delle fondamentali elezioni politiche del 18 aprile 1948, fu convinto artefice del Fronte Democratico Popolare, la coalizione di sinistra con i comunisti di Palmiro Togliatti: la lista ottenne un risultato deludente (31% dei voti alla Camera e 30,76% delle preferenze al Senato) mentre la Democrazia Cristiana riportò una netta affermazione; la legislatura vide il succedersi di tre governi De Gasperi.
Nel 1951 i sovietici gli assegnarono il Premio Stalin per la pace, che Nenni ritirerà personalmente nell'estate del 1952. In occasione di questo suo viaggio a Mosca gli fu anche concesso un incontro privato con Stalin, il quale morirà pochi mesi dopo. Nenni fu così l'ultimo politico occidentale a far visita al dittatore sovietico. Nenni restituirà il Premio Stalin nel 1956 e donò la somma ricevuta alla Croce Rossa Internazionale.
In vista delle elezioni politiche del 1953, lottò contro la nuova legge elettorale voluta dalla DC (denominata dai detrattori "legge truffa") ed ebbe partita vinta: il suo PSI conseguì un incoraggiante 12,7% dei consensi e per pochissimi voti il premio di maggioranza previsto dalla legge tanto criticata non scattò: questa fu l'ultima volta in cui Nenni si presentò alle elezioni da rivale della DC.
| « Sarebbe stato uno splendido presidente delle Repubblica, e ci avrebbe fatto bene averlo al Quirinale. Ma non glielo permisero, non ce lo permisero. I suoi amici prima ancora dei suoi nemici. » | |
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(Oriana Fallaci, Intervista con la storia, 1974)
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Dopo i fatti d'Ungheria del 1956 preferì allontanarsi dai comunisti ed all'interno del partito guidò la corrente dei "Socialisti autonomisti", tendente a creare le condizioni per un governo che fosse espressione di un accordo tra i socialisti ed il centro, contrapposta alla corrente dei "Socialisti carristi", più orientati a sinistra.
Fondò, con Aldo Moro, Ugo La Malfa e Giuseppe Saragat, una nuova coalizione politica, chiamata centrosinistra. Tuttavia in tale occasione si ebbe la scissione della corrente dei "carristi" che, dopo il XXXV congresso svoltosi a Roma all'inizio del 1964, presso il Palazzo dei Congressi dell'EUR, diedero vita al nuovo PSIUP, guidato da Tullio Vecchietti e Dario Valori.
Eletto deputato per numerose legislature, fu più volte ministro e anche vicepresidente del Consiglio nel primo, nel secondo e nel terzo governo Moro), ed in tale veste si adoperò per l'adozione di riforme economiche e di struttura, nonché per la riforma della scuola (fu tra l'altro fautore dell'abolizione dell'insegnamento obbligatorio del latino, da lui definito "lingua dei signori") e per la semplificazione della burocrazia (famosa la sua battaglia contro il titolo di "eccellenza"). Fu favorevole all'unione tra socialisti e PSDI e la sua ultima grande campagna fu quella per il riconoscimento legale del divorzio.
Nel 1970 venne nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, ma rimase comunque presidente onorario del partito.
La disillusione per molte delle speranze infrante del centro-sinistra - ma anche la difficoltà di riconoscersi nelle mutate condizioni sociali e politiche del Paese - lo portò al "periodo triste", caratterizzato dalla sconfitta della linea autonomista che portò alla segreteria De Martino. A tale linea però rimase sempre fedele e, quando morì, il giorno di capodanno del 1980, il PSI era da tempo da tempo guidato da Bettino Craxi, suo delfino politico, che era divenuto segretario del partito nel congresso del 1976, con il decisivo appoggio di Nenni.
| Predecessore: | Ministro degli Esteri della Repubblica Italiana | Successore: | |
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| Alcide De Gasperi | 1946 - 1947 | Carlo Sforza | I |
| Giuseppe Medici | 1968 - 1969 | Aldo Moro | II |