Merovingi

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La dinastia dei Merovingi, nome che deriva dal loro probabilmente leggendario capostipite, Meroveo, fu la prima dinastia dei franchi.

Al tempo dei Merovingi il potere politico era diviso tra il re e il signore o maggiordomo di palazzo, in un rapporto paragonabile a quello, più tardo, tra il Tennō e lo Shōgun nel Giappone feudale.

Allo stesso modo infatti, formalmente il Maggiordomo non poteva avere un potere maggiore del suo sovrano, tuttavia era proprio il Signore di Palazzo che radunava le truppe al campo Maggio (il campo Maggio era il campo nel quale, ogni primavera, venivano reclutate le truppe dell'esercito) e portava avanti le campagne militari, esercitando nei fatti il ruolo di comandante supremo dello stato guerriero.

Proprio a causa di questo potere che via via andava ingrandendosi nelle mani dei maggiordomi, la dinastia pipinide (poi carolingia), dalla quale provenivano la maggior parte dei signori di palazzo, prese progressivamente il sopravvento sulla merovingia per poi sostituirla completamente con Pipino di Landen.

Indice

Le origini della dinastia merovingia

Dei primi personaggi della dinastia si raccontano vicende in gran parte leggendarie: secondo le Grandi Cronache di Francia (Grandes Chroniques de France) di Gregorio di Tours, il primo re dei Franchi sarebbe stato Faramondo (Pharamond), figlio del duca dei Franchi, Marcomero (Marcomer o Marcomir). Eletto re dei Franchi nel 420, Faramondo avrebbe suddiviso il suo popolo in due metà, e alla testa dei Franchi Salii avrebbe passato il Reno per stanziarsi in Francia, mentre i Franchi Ripuari o Renani sarebbero rimasti nella zona di Colonia e nell'attuale regione tedesca della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Dopo la morte di Faramondo nel 428, gli sarebbe succeduto il figlio, Clodione il Capelluto (Clodion le Chevelu), che Gregorio di Tours considerava il primo dei re dei Franchi. Respinto dalla Gallia dal generale romano Flavio Ezio, si spostò a saccheggiare la Turingia. Sconfitto una seconda volta in battaglia, negoziò la pace, ma la ruppe per impadronirsi di Tournai e Cambrai (Camaracum), da cui fu nuovamente cacciato. Infine firmò un patto di alleanza con l'impero (foedus), con il quale gli venne consentito di stanziarsi all'interno dell'impero, nella regione di Tournai, provvedendo in cambio a difenderne i confini.

Alla morte di Clodione nel 448 gli succedette Meroveo (Mérovée), che una più tarda leggenda voleva figlio del re e di un mostro marino, il quinotauro, e che forse non fu figlio di Clodione, ma solo suo parente. Come alleato dei Romani sembra abbia combattuto nella battaglia dei Campi Catalaunici del 451 guidata da Ezio contro gli Unni di Attila. Con il suo governo il regno dei Merovingi si installò nella Francia settentrionale.

Alla morte di Meroveo nel 457 gli succedette il figlio Childerico I (Childéric), fortunosamente liberato dalla prigionia degli Unni, che in un primo momento fu cacciato dai nobili per le sue numerose avventure galanti. Ospitato dal re di Turingia, ne sedusse la moglie Basina, che lo seguì al suo ritorno in Francia e lo sposò, malgrado il precedente matrimonio. Combatté contro i Visigoti stanziati nel sud della Francia, che minacciavano Orléans e nel 468 sconfisse i Sassoni che minacciavano Angers e uccise Paolo, comandante militare gallo-romano a Soissons. Durante il suo regno terminò nel 476 l'impero romano d'Occidente. Conquistò alcune regioni della Germania e morì nel 481. Fu sepolto a Tournai, dove la sua tomba fu scoperta nel XVIII secolo. Il corredo funerario della tomba lo mostra in abiti e atteggiamenti romani e vi sono ritrovati 200 denari d'argento romani e 90 soldi d'oro imperiali, dimostrazione che il concetto di monetazione presso i merovingi era soggetto a sbagli volontari e involontari: si usavano le due monete indistintamente e si tendeva, come detto prima, anche a contraffare le monete imperiali.

Clodoveo e la conversione al cattolicesimo

Clodoveo, nato verso il 466, è considerato il vero fondatore della dinastia. Salito al potere nel 481 egli coalizzò le tribù dei franchi ed iniziò una politica di espansione a spese di alemanni, turingi, burgundi (con i quali stese un'alleanza) e visigoti (della Gallia del Sud, fino al 507 quando furono costretti a varcare i Pirenei), occupando anche l'ultima enclave romana di Siagrio, nella valle della Senna. Scelse come capitale Lutezia, poi chiamata Parigi, a conclusione del processo culminato verso il 490. L'espansione dei Franchi, che possedevano ormai quasi tutta la Gallia attirò l'attenzione di Teodorico, re degli Ostrogoti, che cercò di aiutare i Visigoti inviando loro delle truppe, sia dell'imperatore Anastasio che invece cercò di allearsi con Clodoveo per ridimensionare i Goti ed ottenere la sua sottomissione formale. L'offerta di Anastasio da una parte poteva legittimare le conquiste, ponendolo come ristabilimento dell'autorità sovrana romana rispetto ai suoi sudditi, dall'altra li averebbe messi in lotta contro i popoli germani ben più vicini geograficamente e culturalmente. Inoltre il regno dei franchi, che erano tra i popoli meno romanizzati, era l'ultimo ancora pagano in Europa occidentale.

Re Clodoveo fece allora una scelta singolare, cioè quella di convertirsi, imponendo il battesimo al proprio popolo, ma non secondo la fede ariana, predominante nei popoli germanici (come gli stessi visigoti e ostrogoti), ma secondo il credo niceno accettando la sottomissione solo e soltanto al vescovo di Roma. La scelta ebbe una portata storica molto forte, in quanto i franchi furono il primo popolo che accettò il primato del papato. Le ragioni di tale scelta possono essere individuate nella volontà di Clodoveo di legittimarsi direttamente da Roma (e dall'Impero delle origini quindi), non da Costantinopoli, e di ribadire la propria identità nazionale con una scelta diversa da quella degli altri popoli germanici. Accantonata la liturgia già in uso dai vescovi gallo-romani, Clodoveo fece applicare la liturgia e la disciplina del vescovo dell'Urbe, diventando i "figli primogeniti della Chiesa romana". Dall'altra parte la conversione presentò anche alcuni rischi per la casa regnante, perché poteva scontentare i suoi maggiori fedeli di cultura pagana e inoltre toglieva alla sua dinastia l'aura sacrale derivata dalle leggende. Nella pratica comunque l'accettazione del cristianesimo non va vista come assoluta, poiché quelle popolazioni spesso avevano credenze religiose sincretiche e sicuramente convissero con i vecchi costumi religiosi e militari tradizionali.

L'Historia Francorum di Gregorio di Tours data la conversione di Clodoveo al Natale del 496, respinta ormai da molti storici che la collocano al 506 alla vigilia del conflitto con gli ariani visigoti. I principali artefici della conversione regale, sempre secondo Gregorio, furono la burgunda regina Clotilde e san Remigio, vescovo di Reims. Dopo la conversione Clodoveo chiese ad Anastasio la dignità consolare, che ottenne ("proconsole") con le insegne relative.

Il regno di Clodoveo si frammentò tra gli eredi, secondo le usanze del tempo che consideravano le conquiste territoriali alla stregua del patrimonio personale di beni mobili.

I re fannulloni

Il regno dei Franchi da Clodoveo a Carlo Magno.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Re fannulloni.

I quattro figli maschi di Clotario, unico rimasto dei figli di Clodoveo, divisero il regno in altrettante regioni, che negli anni successivi vennero anche allargate grazie a conquiste verso oriente e verso sud. Neustria e Aquitania andarono a Cariberto, Austrasia e Alvernia e Provenza a Sigeberto I, Borgogna a Gontrano e la regione attorno a Tournai a Chilperico I. La nascita in quei tempi della lingua francese rende bene l'idea di una popolazione prevalentemente gallo-romana (il francese è infatti lingua neolatina) assoggettata alla minoranza germanico-franca al potere. Il retaggio culturale latino era ancora più forte nelle città del versante mediterraneo, dove infatti la lingua provenzale e occitana sono più marcatamente neolatine.

Restavano fuori dalla sfera di influenza franca lo stato degli Alamanni (più o meno l'attuale Svizzera), la Bretagna, l'Occitania e i vasconi (i Paesi Baschi) dell'area pirenaica.

Nel VI secolo il regno franco pativa una crisi per la disgregazione politica e le difficoltà dell'agricoltura. I re Merovingi, per la loro debolezza cronica, vennero infatti chiamati Re fannulloni, forse proprio per il fatto che il loro potere ben presto si affievolì a favore di un casato di servi, i Pipinidi, poi detti Carolingi.

Una prima riunificazione era stata provata dalla regina d'Austrasia Brunechilde, a capo del regno in reggenza dei figli e poi, dopo la morte prematura di essi, dei nipoti.

Ma l'impresa riuscì nel 613 Clotario II di Neustria riuscì a ricomporre tutto il regno franco sotto la sua autorità, avvalendosi dell'aiuto di due importanti esponenti dell'aristocrazia austrasiana, Arnolfo di Metz e Pipino di Landen. Nello stesso anno Clotario mise a morte Brunechilde, che aveva perso l'appoggio della nobiltà. A differenza di Brunechilde, Clotario doveva avere l'indiscutibile vantaggio per la nobiltà franca di lasciare un ampio margine di potere. L'anno successivo egli legava la nomina dei vescovi alla sanzione reale.

Alla morte di Clotario (629), Arnolfo si ritirò in un monastero, morendo poco dopo in odore di santità, mentre il nuovo re Dagoberto, sentendo forse l'oppressione della nobiltà austrasiana, spostò la corte da Metz a Lutezia (Parigi), portandosi con sé Pipino, che nella nuova capitale aveva meno appoggi ed era più facilmente controllabile. Nel 639 Dagoberto morì lasciando dei figli bambini e un anno dopo morì anche Pipino.

Nel 631 Grimoaldo, figlio di Pipino di Landen, riprendeva la carica di Maestro di Palazzo, credendo i tempi maturi per un colpo di mano, che intendeva assicurare il trono a suo figlio Childeberto. Ma l'opposizione della nobiltà reagì duramente trucidando nel 656 circa sia Grimoaldo che suo figlio.

Fu solo nel 687 che il nipote sia di Arnolfo di Metz che di Pipino di Landen, Pipino di Herstal, dopo aver guadagnato l'appoggio della nobiltà riuscì a diventare la nuova guida per i franchi, rinsaldata dalla leggendaria vittoria di Carlo Martello a Poitiers e consacrata con Pipino il Breve, che fondò la dinastia reale pipinide-arnolfingia, poi detta carolingia, la quale considerando le linee materne discendeva dalla merovingia.

Leggende moderne

Secondo la medievale Legenda Aurea la Maddalena, dopo la crocifissione di Gesù, sarebbe fuggita dalla Palestina su una barca per approdare in Provenza. Avrebbe poi risalito il Rodano.

Nel best seller Il santo Graal di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, un libro del 1982 che ha dato lo spunto a moltissimi altri testi sulla "linea di sangue del Graal", ma non è suffragata da alcuna fonte storica, i Merovingi sarebbero i discendenti di Gesù e della Maddalena.

Secondo lo scenario inventato in questi testi moderni, la Maddalena, incinta, risalì il Rodano raggiungendo la tribù dei Franchi, che non sarebbero stati altro che la tribù ebraica di Beniamino nella diaspora, ed avrebbe avuto un figlio di nome Giacomo. I Merovingi, i primi re dei Franchi, proprio a causa di questa origine avrebbero avuto l'appellativo di re taumaturghi, ovvero guaritori, per la loro facoltà di guarire gli infermi con il solo tocco delle mani, come il Gesù dei Vangeli, e le leggende legate alla paternità di Meroveo simboleggerebbero l'unione della stirpe dei Franchi con quella graalica, proveniente d'oltremare. Il santo Graal non sarebbe altro che il sang real ovvero il sangue regale di questa stirpe dalle origini nobilissime.

A parte Jacopo da Varazze, autore della Legenda Aurea, le uniche fonti citate dai tre autori per sostenere che i Merovingi discenderebbero da Gesù e dalla tribù ebraica di Beniamino sono Les dossiers secrets del Priorato di Sion, una serie di documenti dattiloscritti depositati presso la Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni sessanta. Questi testi contengono complicate linee di discendenza ed elenchi di presunti Gran Maestri del Priorato (descritti come i custodi del vero segreto del Graal), ma che le ultime ricerche hanno confermato inventate di sana pianta da Pierre Plantard per millantare una propria personale discendenza nobiliare dai Merovingi.

Anche l'appellativo di "re taumaturghi" risulta dubbio: in realtà il primo accenno storico scritto di re taumaturgo è riferito a Enrico I di Francia, terzo re della terza dinastia di re francesi, i Capetingi, presumibilmente per il fatto che i Merovingi erano analfabeti. Di Enrico si racconta infatti di come guarisse le scrofole con l'imposizione delle mani. La taumaturgia era in qualche modo un fatto d'esperienza che nemmeno i più scettici, nel secolo XIV, si sognavano di mettere in dubbio.

Secondo altre ipotesi, al solito basate su quella che è una lampante "etimologia facile", i Merovingi deriverebbero dalla gens Claudia e gli avi di Clodoveo, primo re merovingio, sarebbero forse stati servi affrancati dai Claudii, malgrado il nome "Hlodowig", nell'idioma germanico dei Franchi, sia con ogni evidenza composto da hlod («illustre») e wig («battaglia»).

Note

Bibliografia

  • Patrick J. Geary, Die Merowinger. Europa vor Karl dem Grossen, München 2003 (in tedesco)
  • Ludwig Schmidt, I regni germanici in Gallia, in Cambridge University Press - Storia del mondo medievale, vol. I, pp. 275–300, Garzanti, 1999
  • Marc Bloch, I re taumaturghi, Einaudi ET Saggi, 2005

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