La linguistica è la disciplina scientifica che studia il linguaggio umano. Da questa definizione, si possono fare due distinzioni:
a) Il linguaggio inteso come facoltà propria della specie umana di usare strumenti comunicativi simbolici. In altre parole, la linguistica studia la capacità espressiva umana logicamente preesistente alla sua realizzazione concreta (fonazione o parlato, scrittura, gesti, ecc.). Fino a circa due anni di vita, il neonato possiede il linguaggio, ma non (ancora) la lingua;
b) la lingua (o le lingue) storica, in quanto prodotto di questa facoltà. Lingue sono ad esempio l'italiano o l'inglese, la lingua dei segni ecc. o altri sistemi comunicativi umani complessi, costituiti cioè di segmenti minimi portatori di significato (ad es. i morfemi e i fonemi) articolati tra loro in un sistema gerarchico complesso (ad es. la frase).
La linguistica generale si occupa solo di elaborare le categorie e i concetti con cui descrivere tale innata capacità. Essa si può suddividere nelle aree di:
Sue sottodiscipline possono essere considerate:
I due principali metodi usati dalla linguistica sono:
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La linguistica sincronica nasce con i corsi di linguistica generale tenuti da Ferdinand de Saussure a Ginevra. In particolare, nel secondo corso (1908-1909) vengono delineati i fondamenti della disciplina almeno fino alla svolta di Noam Chomsky. Ferdinand de Saussure considera come obiettivo della linguistica costruire teoremi sulla lingua e dimostrarli, evitando affermazioni flottantes della linguistica diacronica dell'Ottocento. Per Saussure, la lingua è un sistema serré, e quindi la teoria - ovvero la linguistica generale - deve esserlo altrettanto. Il suo modello di scienza è la geometria.
Per raggiungere questo modello scientifico Saussure intende definire precisamente che cos'è una lingua. A differenza delle altre scienze, la linguistica usa come strumento di analisi il suo oggetto. Pertanto, per evitare le trappole delle corrispondenze, si suddivide la lingua in due versanti: la langue, ovvero la potenza, la facoltà, l'organizzazione pronta per parlare della lingua considerata nell'individuo, e la parole, l'atto dell'individuo che realizza la sua facoltà per mezzo della convenzione sociale che è la lingua (idioma).
A partire dall'analisi della scienza dei segni (semiotica) della scrittura, Saussure enuclea le proprietà che distinguono le lingue dagli altri sistemi di segni.
La linguistica pertanto si occupa principalmente della langue, che è un'astrazione riducibile a un sistema di segni, in cui ciascun segno è solidale all'altro: se si introduce nel sistema un segno nuovo, lo spazio di denotazione del sistema verrà completamente alterato; al limite, una langue di due segni denoterà una metà dei denotata con un segno e l'altra metà con l'altro.
Nella lingua l'iniziativa è ridotta al minimo: il momento in cui ci si accorda sui segni (contratto primitivo), anche esplicito come nel caso dell'esperanto, viene ricevuto passivamente dalle generazioni successive: la lingua entra nella sua "vita semiologica" e non si può più tornare indietro. Non è dunque interessante discutere sull'origine delle lingue più di quanto lo sia discutere sull'origine del Rodano (Saussure).
La novità di Saussure riguarda il merito e il metodo della linguistica: da qui la distinzione tra linguistica sincronica e linguistica diacronica e la nascita della linguistica come scienza moderna.
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