L'Unità

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L'Unità
Logo di L'Unità
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità Quotidiano
Genere Quotidiano politico
Formato Berlinese a 5 colonne
Fondazione 12 febbraio 1924
Inserti e allegati Arturo (mercoledì)

left (sabato)
Sede Via Ostiense 131/L - 00154 Roma
Editore Società editrice l'Unità (1944-1994)

L'Arca (1994-1998)

L'Unità editrice multimediale (1998-2000)

Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A. (dal 2001)
Tiratura 60.990 (100%) (aprile 2014)
Diffusione cartacea 20.937 (34%) (aprile 2014)
Resa 40.053 (66%) (aprile 2014)
Direttore Luca Landò
Vicedirettore Pietro Spataro (vicario), Rinaldo Gianola
Redattore capo Paolo Branca (centrale), Daniela Amenta, Fabio Luppino
Sito web www.unita.it
 

L'Unità è un quotidiano italiano fondato il 12 febbraio 1924 da Antonio Gramsci.

Pur non essendo un organo ufficiale di partito (l'organo del PD è infatti Europa), quote di capitale della sua società editoriale (la Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A.) sono detenute dal Partito Democratico. Il giornale è invece stato in passato organo di partito: dal 1924 al 1991 infatti è stato organo ufficiale del Partito Comunista Italiano e poi di PDS e DS. Dal 1997 non è più interamente di proprietà del partito che ne ha rilevato solo un piccola ma politicamente rilevante quota nel 2011 dopo un periodo di quattordici anni in cui il quotidiano era stato sì organo di partito ma completamente di proprietà di privati. Il giornale dà spazio a posizioni e ad esponenti e partiti della sinistra, della CGIL e, negli ultimi tempi, anche della CISL. La società editrice de l'Unità è la Nuova Iniziativa Editoriale.

Indice

Storia

Nascita del quotidiano

Logo de l'Unità dal 1924.

I primi numeri de l'Unità - Quotidiano degli operai e dei contadini sono stampati a Milano, su una proposta di Antonio Gramsci fatta il 12 settembre 1923 al Comitato Esecutivo del Partito Comunista d'Italia. La prima sede dell'Unità era in Via Santa Maria alla Porta nei pressi di Corso Magenta.

« Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l'Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale »
(Antonio Gramsci, lettera per la fondazione de l'Unità, 12 settembre 1923)

Il giornale ha una tiratura media di 20.000 copie e giunge alle 34.000 copie nelle settimane successive al delitto Matteotti. Il 4 gennaio 1925 dopo il discorso del 3 gennaio 1925 con l'inizio dei poteri dittatoriali di Benito Mussolini il quotidiano uscì con questo titolo dato che era stato sequestrato per un giorno dal prefetto della provincia di Milano Vincenzo Pericoli:

« Il fascismo non si salverà con il terrore

La prossima riscossa si organizzerà intorno al Partito Comunista nei Comitati degli operai e dei contadini »

Inoltre la notizia del sequestro del giorno prima:

« Sequestro N.3

II Serie (totale 35)

PREFETTURA DI MILANO

gabinetto

IL PREFETTO


DELLA PROVINCIA DI MILANO


Visto il giornale l'Unità in data 3 gennaio 1925 N. 3, edito in Milano dalla Tipografia "Stige" sita in via Settala 22;

Ritenuto che detto giornale pubblica diverse notizie di pura cronaca e sport mettendo in sarcastico rilievo che esse sono tratte da altri giornali non stati sequestrati;

Ritenuto che ciò, dato i noti precedenti del giornale, ha condotto una violenta denigratoria campagna contro l'attuale ordinamento, costituisce evidente provocazione, e negli attuali momenti pericolo di reazione e conseguente turbamento dell'ordine pubblico:

Visto gli art. 4 del R.D. 15-7-1923 n. 3288 e R.D. 10-7-1924 n. 1081;

DECRETA

il sequestro del giornale del giornale l'Unità in data 3 gennaio 1925 N. 3 edito in Milano dalla Tipografia "Stige".

Il signor Questore di Milano è incaricato dell'esecuzione del presente decreto da notificarsi per iscritto all'interessato.

Milano, lì 3-1-1925

Il Prefetto: f.to Pericoli »

Dopo il fallito attentato a Mussolini da parte del quindicenne Anteo Zamboni 31 ottobre 1926 il regime fascista reprime ogni opposizione rimasta e l'8 novembre 1925 la distribuzione del giornale è sospesa dal prefetto di Milano Vincenzo Pericoli assieme all'organo del Partito Socialista Italiano, L'Avanti dopo poco più di due anni dall'apertura e dopo esser arrivato a 261 numeri. L'ultimo numero dell'Unità esce con la notizia del sequestro con uno scarno comunicato:

« I sequestri dell'Unità

Il Prefetto della provincia di Milano ha ieri ordinato il sequestro del nostro giornale con la seguente motivazione:

"Considerato tutto il suo complesso è tale da eccitare gli animi con pericolo di turbamento dell'ordine pubblico decreta" ecc. ecc.

Il sequestro è avvenuto in macchina. »

Gli anni della clandestinità

Il 27 agosto 1927 esce il primo numero dell'edizione clandestina del giornale dopo solo sette mesi dalla chiusura, la sede è a Lilla (Francia) in 40, Rue d'Austerlitz grazie al nuovo direttore, l'avvocato Riccardo Ravagnan. In seguito verrà pubblicato anche in Italia a Torino, Milano, Roma. Il 1º luglio 1942 l'Unità ritorna in Italia, seppure in clandestinità. La diffusione clandestina de l'Unità prosegue per tutta la seconda guerra mondiale e con l'arrivo degli alleati dal 6 giugno 1944 riprende a Roma la pubblicazione ufficiale del giornale. Il nuovo direttore è Celeste Negarville.

La Ricostruzione

Il 2 gennaio 1945 il giornale esce dalla clandestinità dopo quasi vent'anni e sposta la sua sede in via IV novembre a Roma, nella parte d'Italia da poco liberata dagli alleati e il nuovo direttore è Velio Spano, iscritto al PCi da vent'anni e combattente partigiano e direttore dell'edizione meridionale del quotidiano. Dopo la Liberazione, escono nel 1945 l'edizione genovese, quella milanese e quella torinese. Nei primi mesi del 1945 i responsabili dell'edizione di Torino del quotidiano sono Ludovico Geymonat e Amedeo Ugolini; tra i collaboratori del quotidiano ci sono Davide Lajolo, Ada Gobetti, Cesare Pavese, Italo Calvino, Elio Vittorini, Aldo Tortorella, Paolo Spriano, Luigi Cavallo, Augusto Monti, Massimo Mila, Raimondo Luraghi, Massimo Rendina. Nel 1945 si tiene a Mariano Comense la prima festa di diffusione del quotidiano, la Festa de l'Unità. Il giornale crea una vasta rete di diffusione casa per casa della sua edizione domenicale; nei giorni "speciali" (25 aprile, 1º maggio) la tiratura supera il milione di copie.

Gli anni di Togliatti e Longo

Logo dell'Unità dal 1945 al 1991

Dal 1º agosto 1957 si fondono le edizioni de l'Unità di Genova, Torino e Milano dando origine ad un'unica edizione per l'Italia settentrionale. A partire dal 9 marzo 1962 vengono unificate le direzioni di Roma e di Milano; il direttore è Mario Alicata, mentre condirettori sono Aldo Tortorella per l'edizione settentrionale e Luigi Pintor per quella centro-meridionale.

Dopo la scomparsa di Mario Alicata nel 1966, la direzione del giornale è affidata a Maurizio Ferrara. Nel 1969 i membri del comitato centrale del PCI Lucio Magri, Luigi Pintor e Rossana Rossanda sono espulsi dal partito e nel 1971 trasformano in quotidiano il mensile Il manifesto: l'Unità in un suo articolo pone polemicamente l'interrogativo "chi vi paga?".

Dal 1967 l'ex-deputato della Democrazia Cristiana Mario Melloni diviene corsivista de l'Unità e viene ricordato per i suoi interventi graffianti e satirici firmati con lo pseudonimo di Fortebraccio.

Anni di piombo

Nel 1974 la tiratura de l'Unità è di 239.000 copie giornaliere. Nel 1975 Pier Paolo Pasolini spiega dalle colonne del quotidiano il suo voto al PCI per le elezioni regionali.

Il 18 settembre 1977 il redattore de l'Unità Nino Ferrero viene ferito a Torino da un attentato di Azione Rivoluzionaria. Nei giorni del rapimento di Aldo Moro del 1978 l'Unità condanna duramente le Brigate Rosse, definite "nemici della democrazia", e proclama lo sciopero generale.

Gli anni del riflusso

Nei primi anni ottanta, periodo del cosiddetto riflusso, il giornale ha una forte flessione di vendite: si passa dai 100 milioni di copie annue del 1981 ai 60 milioni del 1982. Il 17 marzo 1982 l'Unità accusa il ministro democristiano Vincenzo Scotti di collusioni con la nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Il documento che denuncia i membri del governo (fornito dai servizi segreti), però, si rivela falso: è il caso Maresca; il direttore Claudio Petruccioli deve dimettersi e al suo posto viene nominato Emanuele Macaluso.

Sotto Macaluso, nel 1986 si dà il via libera all'allegato Tango, settimanale satirico che creerà non poche frizioni fra il quotidiano e il Pci, ma aiuterà il giornale a risalire nelle vendite. Nel 1988 Tango chiude e un paio di mesi dopo (1989) viene sostituito da Cuore a cura di Michele Serra. Dal 1991 Cuore diverrà settimanale a sé.

Dal Pci al Pds

La prima pagina de l'Unità dell'11 novembre 1989, il giorno seguente alla caduta del Muro di Berlino, si apre con Il giorno più bello d'Europa. Il direttore del giornale è Massimo D'Alema, che nel luglio 1990 lascia l'incarico a Renzo Foa, primo direttore giornalista del foglio, e non quindi dirigente di partito.

Nel 1991 l'Unità cambia sottotitolo, da "Giornale del Partito Comunista Italiano" a "Giornale fondato da Antonio Gramsci". La tiratura è di circa 156.000 copie al giorno.

La svolta Veltroni

Dal 1992 al 1996 il giornale passa nelle mani di Walter Veltroni, che rilancia il quotidiano e ne fa uno strumento sul quale si confronteranno molti uomini politici di altri partiti e che diventerà il luogo del dibattito nel centrosinistra. Veltroni offre ai lettori una serie di gadget a pagamento in allegato al quotidiano che rappresentano una novità nel panorama dei quotidiani italiani: libri, audiocassette, videocassette di film rari e fuori catalogo e la ristampa degli album delle figurine Panini dei calciatori.

Il 25 gennaio 1994 nasce l'Unità 2, quotidiano di cultura e spettacoli, che raccoglierà il meglio dei giovani scrittori e degli intellettuali italiani. Al prodotto lavorano il condirettore Piero Sansonetti insieme con il redattore capo Pietro Spataro, Alberto Cortese, Roberto Roscani.

Un anno dopo esatto l'Unità è il primo quotidiano nazionale in Italia ad aprire un proprio spazio su Internet (www.mclink.it/unita). L'iniziativa avrà immediato successo.

Dal 28 gennaio 1995 è il primo giornale ad allegare film in VHS ogni sabato pressoché ininterrottamente per tre anni. Grazie a queste operazioni l'Unità risana i suoi debiti.

Crisi e chiusura

Nel 1997 prende il via il processo di "privatizzazione" che permette agli imprenditori Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci di entrare nel giornale. In conseguenza di ciò, nel gennaio 1998 viene chiamato a dirigere il giornale l'editorialista de la Repubblica Mino Fuccillo, cioè un esterno. L'operazione durerà appena 7 mesi e in agosto arriva il vicedirettore de Il Messaggero Paolo Gambescia. Le vendite crollano a 60mila copie e a gennaio 1999 si decide l'immediata chiusura delle redazioni di Bologna e Firenze.

La situazione si fa drammatica proprio paradossalmente quando per la prima volta il Pds è al governo ed esprime come presidente del consiglio un ex direttore de l'Unità, Massimo D'Alema. Inevitabili gli scioperi e le manifestazioni sotto palazzo Chigi.

Nel 1998, per salvare il posto di lavoro, 123 giornalisti si autoriducono lo stipendio.

Nel settembre 1999 viene richiamato Giuseppe Caldarola, (già direttore dal '96 al '98) ma il quotidiano continua a perdere copie e a giugno del 2000 si scende sotto le cinquantamila copie.

Il 13 luglio 2000 il quotidiano è in liquidazione e si tenta una disperata rinascita con l'editore Alessandro Dalai (Baldini & Castoldi), ma non se ne fa nulla e il 28 luglio 2000 il quotidiano cessa le pubblicazioni. In quel periodo il quotidiano arriva a tirare circa 28.000 copie.

Il giorno della chiusura la notizia rimbalzò su tutti i mezzi di comunicazione mentre in edicola c'era l'ultimo numero. La ripresa delle pubblicazioni grazie alla cordata di finanziatori guidata da Alessandro Dalai fu solo un'ipotesi. La chiusura del giornale, che Michele Serra definì quasi un "delitto perfetto" sulla prima pagina de la Repubblica non riguardò solo il giornalismo e la politica nazionale. Il quotidiano è stato uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento e ha ospitato sulle sue pagine gli interventi di intellettuali italiani e stranieri di primo piano, tra cui Pierpaolo Pasolini, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Italo Calvino, Massimo Bontempelli, Cesare Pavese, Alfonso Gatto, Paul Eluard, Louis Aragon, Federico Garcia Lorca ed Ernest Hemingway.

Dal 29 luglio al 23 agosto 2000 l'Unità esce solo on-line.

La rinascita

Nel gennaio 2001 un gruppo di imprenditori coordinati da Dalai si organizza come Nuova Iniziativa Editoriale, rileva la storica testata e l'Unità torna in edicola il 28 marzo 2001, e si decide di far dirigere la testata a Furio Colombo, coadiuvato da Antonio Padellaro e da Pietro Spataro che è il vicedirettore de l'Unità e garantisce una sorta di continuità.

Dal 27 dicembre 2004 direttore de l'Unità è Antonio Padellaro, a seguito di una forte polemica che ha coinvolto Furio Colombo e che ha visto la proprietà costretta a chiederne le dimissioni. Vicedirettore vicario è Pietro Spataro. L'altro vicedirettore è Rinaldo Gianola.

La tiratura del 25 agosto 2006 è stata di 131.856 copie.

A fine 2007 incomincia ad affacciarsi seriamente l'ipotesi di acquisto del quotidiano da parte della Tosinvest, società legata alla famiglia Angelucci, editrice di Libero e del Riformista. Nonostante il parere fortemente critico della redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci, la trattativa è stata a lungo a un passo dall'essere conclusa, ma poi è sfumata. Un altro imprenditore interessato era Francesco Di Stefano (da tempo impegnato nella battaglia giudiziaria per Europa 7).

L'acquisto da parte di Soru

Il 20 maggio 2008 Marialina Marcucci, presidente di Nuova Iniziativa Editoriale, annuncia che la testata fondata su proposta del sardo Gramsci è stata acquistata dal sardo Renato Soru, allora presidente della Regione Sardegna e patron di Tiscali. Il contratto di acquisto, firmato il 5 giugno 2008, e seguito il giorno successivo dall'assemblea dei soci, ha evitato l'ingresso nel quotidiano della famiglia Angelucci, già proprietaria di Libero e Il Riformista. Il comitato di redazione commenta favorevolmente: «In tutti questi mesi ci siamo battuti perché i nuovi assetti de L'Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno». Il 22 agosto la direzione del giornale è affidata dalla nuova proprietà a Concita De Gregorio, che lascia la Repubblica, firmando il suo primo numero lunedì 25 agosto 2008. Il 25 ottobre 2008 il giornale cambia formato, riducendo drasticamente le dimensioni delle pagine, fino a diventare metà tabloid. La campagna pubblicitaria che annunciava questa rivoluzione grafica, curata da Oliviero Toscani, ricalca una nota immagine dello stesso autore, creata nel 1973 per i jeans Jesus e raffigura il sedere di una ragazza in minigonna con in tasca una copia del giornale. L'Unità diventa pian piano un quotidiano generalista dando molto spazio alla cultura, allo spettacolo e allo sport, arricchendosi di firme prestigiose. La rivoluzione editoriale continua l'11 novembre 2008 anche sul web, con il restyling del sito del giornale.

A maggio 2009, a parere del comitato di redazione, il destino del quotidiano è a rischio.

Dal 2011 ad oggi

Il 7 luglio 2011 Concita De Gregorio torna alla Repubblica e lascia la carica di direttore a Claudio Sardo, proveniente dal Messaggero. L'Unità assiste ad alcuni cambiamenti: a partire dal febbraio del 2012 chiunque può creare un blog personale sul sito del giornale nella sezione ComUnità (la community de l'Unità). A inizio maggio viene annunciata la modifica del formato della testata: a partire dal 7 maggio, giorno in cui i giornali annunciano la vittoria di Francois Hollande alle elezioni presidenziali francesi, l'Unità esce in edicola in formato berlinese. A partire dal 12 maggio il quotidiano è presente in edicola ogni sabato col settimanale left, con il quale era già uscito tempo prima con due numeri a scopo promozionale. Le vendite rimangono stabili anche nel resto dell'anno.

Il 17 ottobre 2013 Luca Landò, vicedirettore dal 2001 e responsabile dell'edizione web, subentra a Sardo nella direzione del quotidiano, che rimane nel giornale come editorialista.

L'11 giugno 2014 la proprietà annuncia la decisione di aver messo in liquidazione la casa editrice del quotidiano, a rischio fallimento per fine luglio.

Finanziamenti pubblici

L'Unità è il quotidiano italiano che maggiormente beneficia dei finanziamenti pubblici riservati all'editoria di partito.

Anno Finanziamento
2003 6.817.231,05 €
2004 6.507.356,94 €
2005 6.507.356,93 €
2006 6.507.356,94 €
2007 6.377.209,80 €
2008 6.377.209,80 €
2009 6.377.209,80 €
2010 5.656.442,55 €
2011 3.709.854,40 €
2012 3.615.894,65 €

Diffusione

Anno Diffusione
2014 20.937
2013 23.544
2012 30.921
2011 40.641
2010 44.450
2009 53.221
2008 48.536
2007 52.718
2006 59.296
2005 61.350
2004 66.211
2003 68.554
2002 69.801
2001 72.904

Firme

Attuali

Del passato

Cariche

  • Direttore responsabile Luca Landò
  • Vicedirettori Pietro Spartaro, Rinaldo Gianola
  • Redattore Capo Paolo Branca, Daniela Amenta, Fabio Luppino

Direttori

Sottotitoli della testata

  • Quotidiano degli operai e dei contadini (12 febbraio 1924 - 31 ottobre 1926)
  • Giornale dei lavoratori (1927)
  • Organo del Partito Comunista d'Italia (1928 - 1943)
  • Organo del Partito Comunista Italiano (6 giugno 1944 - 3 febbraio 1991)
  • Giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924 (4 febbraio 1991 - oggi)

Note

Voci correlate

Collegamenti esterni