Ettore (mitologia)

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Scena dal libro xxiv dell'Iliade: Il corpo di Ettore riportato a Troia, rilievo su sarcofago romano (180-200 circa). Museo del Louvre (Ma 353 o MR 793), dalla collezione Borghese.
(GRC)

« μὴ μὰν ἀσπουδί γε καὶ ἀκλειῶς ἀπολοίμην,

ἀλλὰ μέγα ῥέξας τι καὶ ἐσσομένοισι πυθέσθαι.
 »
(IT)

« Ma non fia per questo

che da codardo io cada: periremo,

ma glorïosi, e alle future genti

qualche bel fatto porterà il mio nome. »
(Ettore, prima dell'ultimo duello contro Achille; Iliade, XXII, 304-305. Traduzione di Vincenzo Monti)

Ettore (greco: Ἕκτωρ; latino: Hector) è un eroe della mitologia greca, figlio primogenito di Priamo, re di Troia, e di Ecuba. Era sposo di Andromaca e padre di Astianatte. Nell'Iliade Ettore fa parte del poema di Omero. Ettore, per non lasciare che i nemici prendano il sopravvento, li affronta per salvare la sua gente e la sua patria. Sa essere in battaglia un guerriero terribile,forte e valoroso ma a volte si vede anche indietreggiare. Durante la lotta contro il prode Achille inizialmente si dà alla fuga, poi prende coraggio e affronta il suo grande nemico in un duello leale.

Partecipò alla guerra di Troia e fu il più importante difensore della città prima di essere ucciso in combattimento da Achille, rabbioso con lui per l'uccisione di Patroclo. Le sue vicende sono narrate principalmente nell'Iliade di Omero, di cui è uno dei personaggi principali.

La fama dell'eroe omerico rimase viva anche in epoca post classica, e nel Medioevo egli fu ritenuto esemplare per la sua piena adesione agli ideali cavallereschi: venne infatti inserito tra i Nove Prodi.

Origine del nome

Ettore sposò Andromaca, dalla quale ebbe un unico figlio, Astianatte, che trovò poi la morte per mano del figlio di Achille, Neottolemo durante la conquista di Troia. Alcuni autori attribuiscono ad Ettore la paternità di altri tre figli: Laodamante, generato da Andromaca, un certo Anfineo, e Ossimo (o Ossinio). si trovava in visita a Lacedemone, il fratello di Ettore, Paride (detto Alessandro), rapì Elena, la moglie del re della città, Menelao. Per riscattare il proprio onore e riportare presso di sé Elena, Menelao, con l'obbiettivo di vendicarsi distruggendo la città di Troia, organizzò assieme al fratello Agamennone un'alleanza dei popoli achei.

Dall'approdo al duello tra Paride e Menelao

Il distacco di Ettore da Andromaca e Astianatte. Cratere apulo a colonnette ( 370-360 ca.). Museo archeologico nazionale Palazzo Jatta, Ruvo di Puglia (Bari).

Poco prima dell'inizio della guerra, l'oracolo di Apollo Timbreo, dio di Troia, suggerì ad Ettore di evitare una lotta con Patroclo, poiché, se lo avesse fatto, i Destini non avrebbero in alcun modo impedito la morte del troiano. Per impedire tale gesto, Ettore fu sempre accompagnato da un consigliere, Darete, che avrebbe dovuto sorvegliarlo in battaglia: quest'uomo, tuttavia, si rivelò un traditore.

L'incontro fra Ettore e Andromaca in un dipinto del neoclassicista Gaspare Landi

Informati dell'arrivo dei nemici, i Troiani si schierarono lungo la costa per tentare di ostacolare l'approdo. Gli Achei, dunque, impauriti, indugiavano a scendere: infatti, un oracolo aveva predetto loro che il primo a metter piede sul suolo troiano sarebbe stato il primo a morire. Iolao, allora, non volendo credere alla sentenza, scese da solo dall'imbarcazione su cui si trovava, e si lanciò contro i nemici. Combatté valorosamente fino a quando Ettore lo uccise scagliandogli contro una lancia: da quel momento Iolao fu chiamato Protesilao.

Sottraendosi solo per pochi attimi alla battaglia, Ettore raggiunse suo fratello Paride e lo convinse ad affrontare in duello Menelao. Subito dopo si recò dal nemico proponendo il duello: il vincitore avrebbe trattenuto presso di sé Elena, e si sarebbero stipulati dei patti di amicizia tra i due popoli, in modo da porre fine alla guerra. Menelao accettò la sfida, ma essa non ebbe tuttavia l'esito sperato a causa dell'intervento divino di Afrodite, che mise in salvo Paride.

L'incontro con Ecuba

La guerra continuò, molti eroi caddero sotto le armi del prode troiano, in seguito, sotto consiglio di suo fratello Eleno, Ettore partì per andare a trovare sua moglie, in ansia per lui; ma prima di iniziare il viaggio, fece un accalorato discorso ai suoi soldati. Quando il principe troiano raggiunse le porte della città, tutte le donne gli chiesero novità sui propri cari, Ettore a tali domande rispose sinceramente, raccontando anche le notizie più tristi. In casa incontrò la sorella Laodice e la madre Ecuba; rifiutò offerte di buon vino e buoni pasti per non dimenticare la durezza della lotta che incombeva non lontano e convinse la madre a pregare la dea Atena, tradizionalmente ostile ai troiani, per cercarne il favore: una volta uscito incontrò Paride ed Elena intenti a giustificare il loro agire. Ettore quindi si recò alla ricerca della moglie, e dopo aver ottenuto informazioni su come raggiungerla, riuscì ad incontrare i suoi familiari più cari. Vide sia la moglie che suo figlio, chiamato da tutti Astianatte, ma dal padre Scamandrio. La moglie cercò di convincerlo a non tornare in battaglia, ma lui la tranquillizzò, poi si apprestò ad abbracciare il loro pargoletto. Questi si mostrò intimorito dall'aspetto del padre: inizialmente pianse alla vista dell'elmo penzolante e dell'armatura di bronzo. Ettore e Andromaca, fra le lacrime, si lasciarono scappare un sorriso per l'episodio buffo, lui si levò il copricapo, accarezzò il figlio pregando il padre degli dei affinché vegliasse su di lui.

Il duello

« Il dono di un nemico è un cattivo dono »
(Sofocle, Aiace, verso 665)
Aiace ed Ettore si scambiano doni, Xilografia da Andrea Alciato, Emblematum libellus, 1591.

Il principe troiano tornò in guerra insieme a Paride; durante uno scontro Eioneo, nemico agguerrito di Troia, cadde sotto la lancia del principe troiano. Le battaglie continuarono fino a quando Eleno, sotto consiglio degli dei, suggerì al prode una sfida fra i due guerrieri più valorosi degli opposti schieramenti.

Ettore accettò il suggerimento, decise quindi di sfidare colui che si ritenesse il più forte dei greci, suscitando le ire di Menelao. Agamennone stesso intervenne per fermare il fratello, deciso a seguire la regola imposta, pronto ad accettare il duello. Nestore comprese la situazione, istigò gli animi con un accalorato discorso, fino a che ben nove eroi accettarono di combattere contro il troiano. A questo punto venne decisa un'estrazione a sorte. Tutti depositarono un sasso, dove avevano posto precedentemente un segno di riconoscimento, dentro l'elmo di Agamennone. Quando avvenne l'estrazione nessuno all'istante riconobbe la pietra, ma poi si comprese che ad essere prescelto fu il grande Aiace.

Il primo assalto lo effettuò il troiano, ma l'avversario dotato di un famoso scudo bloccò l'attacco che non superò gli strati di pelle di cui era composto. Aiace sferrò un assalto con la sua forte lancia, oltrepassando lo scudo del troiano, ma Ettore fu abile ad abbassarsi appena in tempo per evitare una tragica fine. L'attacco del principe troiano di nuovo si infranse sullo scudo, e la sua arma all'urto si piegò. Il figlio di Priamo afferrò una pietra da terra deciso a continuare, sferrando quindi un colpo allo scudo che risuonò rimbombando. Aiace prese una pietra molto più grande della prima e la scagliò contro l'avversario: quel poco di scudo ancora rimasto venne distrutto definitivamente, il principe troiano venne tramortito e il suo corpo cadde al suolo. Subito l'eroe si riprese, estrasse la spada, lo stesso fece Aiace e i due si sarebbero uccisi a vicenda se tutti i presenti non si fossero opposti alla continuazione della sfida, fra cui Ideo. e così, grazie alla decisione di Ettore, il duello ebbe fine, senza vinti o vincitori e si scambiarono doni di rispetto.

I doni scambiati furono in realtà presagi di sventura, in quanto entrambi saranno collegati agli episodi che narrano della loro morte: la spada, regalo di Ettore, sarà quella con cui Aiace si ucciderà; la cintura, invece, regalo dell'acheo, sarà quella con cui il troiano verrà trascinato per il campo dopo la sua morte. Secondo un'altra versione Ettore voleva scontrarsi direttamente con Achille capendo che lo scontro fra i due era inevitabile, ma l'eroe greco ancora infuriato con Agamennone perché gli aveva sottratto la sua schiava preferita, Briseide, riferì che si era ritirato dalla guerra e solo allora Ettore scelse Aiace come sfidante.

Igino differisce da Omero, fornendo una versione magica dello scambio dei doni dopo il duello. Per il mitografo è come se oltre all'oggetto in sé ci fosse anche la volontà, l'odio della persona che regala l'oggetto., infatti la sorte dei due sarà collegata proprio a quei doni. In seguito, in epoca moderna è stato discusso, soprattutto da Frazer, della "prova del valore" fra Achei ed Ettore, ma come affermano Carriere e Massonie non essendoci stato di fatto un vincitore il valore non è stato provato appieno. Aiace in seguito parlò con Odisseo della sfida, affermando che anche se il re di Itaca e molti altri eroi avevano paura di Ettore, perché portava scompiglio quando scendeva in battaglia, quasi come se un dio lo affiancasse nella lotta, lui nella sfida non aveva perso. anche se i suoi compagni in seguito gli ricordarono che Ettore alla fine dello scontro non aveva neanche una piccola ferita.

Contro Nestore e Teucro

Cassandra offre una libagione ad Ettore. Kántharos attico a figure rosse, Pittore di Eretria (425-420 a.C. ca). Fondazione Ettore Pomarici Santomasi (Gravina in Puglia)

Il prode guerriero nella battaglia successiva stava per uccidere l'anziano Nestore, Diomede, suo alleato, cercò allora di convincere Odisseo, in seguito chiamato anche Ulisse, ad unirsi con lui contro il troiano, ma la risposta fu la sua fuga. Il greco da solo partì al soccorso dell'amico che si ritrova appiedato, perse infatti il suo cavallo per via di una freccia. Nestore salì sul carro e i due affrontarono a viso aperto il nemico. Una lancia venne scagliata dall'infallibile Diomede in direzione di Ettore, lui riuscì a schivarla, non altrettanto fece il suo cocchiere, Eniopeo, figlio di Tebeo che morto cadde dal carro. Zeus intervenne per salvare Diomede, che si era distinto per coraggio alzando nebbia nel campo di battaglia. Egli era titubante nell'abbandonare la sfida, perché non voleva che Ettore potesse vantarsi del fatto che egli avesse avuto paura di lui, alla fine convinto da Nestore, si ritirò resistendo a fatica alle offese del nemico, e solo grazie ai tuoni di Zeus.

Un altro avversario, con cui il principe troiano si ritrovò a combattere più volte, fu il formidabile Teucro, egli ad ogni freccia che scagliava un nemico cadeva morto sul campo. Nel primo scontro fra i due, di nuovo i rapidi riflessi di Ettore gli salvarono la vita, la saetta mortale indirizzata verso di lui colpì invece Gorgitione, suo fratellastro. Un'altra freccia scoccò dall'arco e anche questa volta per volere divino il nemico sbagliò mira, uccidendo invece Archeptolemo, il nuovo cocchiere del troiano, sostituito subito da Cebrione, altro fratellastro. Ettore scese dal carro, andando verso il suo nemico che nel frattempo si stava preparando a saettare l'ennesima freccia. L'arco fu teso al massimo, ma prima che potesse scoccare la punta acuminata il figlio di Priamo recise la corda dell'arco e l'arma divenne inutilizzabile. Il troiano, approfittando del momento favorevole, riuscì a ferire Teucro e solo il fratello di lui, Aiace, e l'intervento di altri eroi salvarono l'abile acheo da morte certa.

Contro Diomede ed Ulisse

Compianto di Andromaca sul corpo di Ettore, Jacques-Louis David, 1783 museo del Louvre, Parigi.

Ettore elaborò un piano, cercando di reclutare sotto pagamento qualche seguace, rispose all'appello tale Dolone. Subito si diresse verso l'accampamento nemico dove fu vittima di un arguto piano del re di Itaca. Dolone venne fatto prigioniero e ucciso, segnando il fallimento dell'impresa affidatagli da Ettore

Giorni dopo in un'altra battaglia fra Danai e Troiani, Ettore grazie al consiglio di Zeus, aspettò inquieto che Agamennone desse un segno di stanchezza, appena riuscì ad intravedere il re acheo intento ad abbandonare la battaglia, incitò i suoi alleati e avanzò fra i nemici uccidendo molti di essi: Aseo, Autonoo, Opite, Dolope, Ofeltio e Agelao, Esimno, Oro e anche Ipponoo caddero privi di vita sul campo di battaglia. Diomede intuì che l'obiettivo del nemico era raggiungere le navi ed insieme ad Odisseo oppose resistenza, ma quando Ettore li raggiunse, i due nemici provarono una paura profonda.

« Su di noi precipita questa rovina, Ettore violento:

dunque, su, resistiamo, respingiamolo a piè fermo . »
(Commento di Diomede Omero, Iliade, cap. XI, versi 347-348)

Ettore attaccò Diomede scagliandogli contro la sua lancia ma essa non raggiunse l'obiettivo, come sperato dal principe troiano. Diomede reagì scagliando a sua volta la lancia mirando alla testa e colpendo l'elmo di Ettore che a stento resistette al forte impatto, il troiano barcollò, le tenebre scesero sui suoi occhi, mentre il nemico recuperò armi e terreno. Ettore preoccupatosi della situazione dopo essersi rialzato salì sul carro fuggendo mentre il Tidide lo copriva di insulti. Ettore preferì evitare scontri impegnativi dilettandosi contro soldati di minore fattura. Gli fecero notare la presenza di Aiace che stava sterminando i suoi alleati ma il principe troiano decise di non scontrarsi nuovamente contro di lui, ma di girargli intorno.

L'attacco alle navi

Grazie alla figura del difensore di Troia i greci rimasero vicino alle proprie navi in difesa, ma egli voleva attaccarli anche se le condizioni erano sfavorevoli. Ettore incitò gli alleati ad attraversare i pericoli, mentre Polidamante cercò di comprendere il suo piano che sembrava portarli a morte certa; a tal proposito chiese un consiglio di guerra, riunendo tutti i vari capi dell'esercito.

In quella spedizione l'esercito era diviso in gruppi: nel primo al comando di esso oltre ad Ettore vi era suo fratello Cebrione, di solito suo ultimo cocchiere, nel secondo c'è Paride con Alcatoo e Agenore, nel terzo Eleno con Deifobo e Asio, nel quarto Enea con Archeloco e Acamante, uniti per discutere su come sarebbe stato più saggio agire, ma fra tutti l'unico a disubbidire, mancando con la sua presenza al consiglio fu Asio, desideroso di combattere, che iniziò una cruenta battaglia. Tutto l'esercito infine lo seguì, arrivando sino al campo nemico vicino alla spiaggia, dove avevano retto mura e fortificazioni varie. Le truppe di Ettore videro nel corso della battaglia un presagio in alto nel cielo, e pensando che poteva essere portatore di nefaste notizie dubitarono su come agire, e lo stesso Polidamante chiese all'eroe di ritirarsi. Il principe troiano temendo che le parole del suo amico potessero far titubare il cuore dei soldati, ribatté esortando tutti i troiani a combattere anche a costo della loro vita.

La battaglia delle navi. Immagine in rilievo da un sarcofago greco, museo archeologico di Salonicco, datato 225-250 a.C.
« Perché tu tremi di fronte alla battaglia e alla guerra?

Se anche noi altri infatti restiamo tutti uccisi

accanto alle navi dei Danai, rischio non c'è per te di morire:

tu non hai cuore da affrontare il nemico, da batterti in campo.

Ma se lascerai la battaglia, o qualcun altro,

frastornandolo con le tue parole, distoglierai dalla guerra,

perderai all'istante la vita, trafitto dalla mia lancia. »
(Ettore, Iliade libro XII, versi 244-250)

Grazie alla furia di Sarpedone, figlio di Zeus, Ettore riuscì a salire per primo sul possente muro, oltrepassato il quale spostò un masso enorme, tanto grande che due uomini robusti non avrebbero mai potuto smuovere, permettendo ai suoi alleati di penetrare nel campo nemico.

Ettore guidò il suo esercito alle navi, affrontando di nuovo il temibile Teucro; l'eroe troiano scagliò la sua lancia sperando di colpirlo, ma la sua arma si conficcò nel petto di Anfimaco, un capitano acheo. Il greco scagliò la sua lancia ma lo scudo del troiano lo difese. Si imbatté in Aiace Telamonio, desideroso di combattere contro di lui. Ettore cercando di colpirlo, scagliò la sua arma che si infranse sull'incrocio delle cinghie. Il nemico scagliò un grosso macigno, contro cui il troiano, per quanto riuscì a difendersi, si ritrovò disteso a terra dolorante. Glauco ed altri lo portarono al sicuro, ma era ferito gravemente. Ettore, grazie anche all'incoraggiamento fornito dal dio Apollo, guidò di nuovo i suoi uomini mentre i nemici al vederlo improvvisamente, come per magia, non avevano più coraggio. Il principe troiano cercò di evitare Aiace, senza riuscirci, nello scontro scagliarono le loro lance ma entrambi furono lesti ed evitarono la morte; persone a loro care ne pagarono le conseguenze. Il nemico chiese aiuto al fratello, Teucro rivolse la sua mira contro il troiano, tese l'arco che si ruppe per volere dello stesso Zeus. Ettore uccise Schedio e quando iniziò a bruciare le navi pose fine alla vita di Perifete, l'ennesimo nemico.

Lo scontro con Patroclo

Il combattimento di Ettore e Menelao sul cadavere di Euforbo nell'elaborata composizione decorativa di un piatto rodio (600 a.C. ca.), Londra, British Museum GR 1860.4-4.1 (A 749).

Achille, rimasto neutrale per promessa data in precedenza, scorse da lontano le navi in fiamme, escogitò veloce un piano, vestì con i suoi panni e con le sue armi il suo amico Patroclo, che partì a capo dei mirmidoni, l'esercito del Pelide. Grazie a questo trucco, i Danai riuscirono a prendere di nuovo il controllo della riva. Patroclo fu in grado di attaccare ed uccidere il grande Sarpedone e tanti altri nemici. In un lancio d'impeto Aiace riuscì a ferire gravemente Ettore, che fu costretto a ritirarsi momentaneamente dalla battaglia per riprendersi.. Il troiano dopo aver ucciso Epigeo, lasciò perdere gli altri avversari concentrandosi su Patroclo, che per difendersi scagliò una pietra contro di lui. Il principe troiano schivò il colpo mortale e fu il suo terzo cocchiere, Cebrione, a farne le spese. Intorno al suo cadavere combattevano i duellanti come due fiere bestie, e lo scudiero cercava di attaccare Ettore alle gambe. Nella battaglia si alzò una nube di polvere che tutto copriva, perdendo di vista Ettore, Patroclo attaccò uccidendo molti altri nemici; ma ad un attacco si rivolse senza saperlo contro Apollo, unitosi in precedenza alla battaglia, che si difese con una sola mano. Il colpo all'avversario fu talmente forte da fargli perdere quasi la sanità mentale. L'ira del dio non si fermò, lancia e scudo scomparirono mentre Euforbo con la sua lancia lo ferì, Ettore allora iniziò di nuovo una furibonda lotta contro di lui, riuscendo alla fine ad ucciderlo. Patroclo in procinto di morte avvisò il nemico che non soltanto in realtà era stato il terzo ad ucciderlo, ma che presto egli sarebbe stato vendicato da Achille.

Lo scontro mortale con Achille

Glauco era infastidito dal comportamento di Ettore, che sembrava disinteressarsi della sorte dei compagni. A tali accuse l'eroe troiano ribatté, dicendogli che non aveva mai temuto una battaglia, sfidandolo a vedere se in quel giorno si sarebbe comportato da vigliacco o da eroe. Il principe troiano cercò di indossare le armi di Patroclo, le quali in realtà appartenevano ad Achille, ma come sostenne in seguito Willcock, Ettore non riuscì ad usarle perché non aveva lo "status" adatto. L'intervento divino di Zeus ed Ares permise al troiano di combattere con le armi del nemico. La battaglia si fece confusa, i troiani cercavano di prendere il corpo di Patroclo agli Achei, dove Aiace solido era preposto alla sua difesa, uccidendo chi tentava di recuperarne il corpo. Schivò l'ennesimo attacco di Ettore, mentre sul cadavere del povero morto infuriava la strage. Nel corso dei combattimenti, Ettore uccise Schedio, capitano dei Focesi, figlio di Ificlo, ma di fronte al contrattacco acheo retrocesse di poco. Automedonte schivò per poco la morte per mano di Ettore, mentre il principe troiano riuscì a ferire il forte Leito.. Menelao trafisse Pode, il giovane cognato di Ettore, suscitando un dolore immenso nel condottiero troiano: questa uccisione valse comunque a renderlo nuovamente agguerrito. Anche Polidamante reagì con rinnovato furore, arrivando a ferire gravemente Peneleo. Stanco delle imprese di Ettore, Idomeneo colpì l'eroe troiano in pieno petto con la lancia, senza riuscere a ferirlo a causa dell'armatura, ma questi rispose scagliandosi addosso la sua asta, che si piantò nella mandibola di Cerano, cocchiere di Merione, che cadde morto nella polvere.

Achille guarda il corpo di Ettore. Tondo da una figura rossa attica, 490-480 a.C., museo del Louvre, Parigi.

Achille appena saputo della sorte del suo amico prima pianse, confortandosi con sua madre, infuriato strinse nuova amicizia con Agamennone, infine si diresse verso il suo nemico senz'armi. Il pelide grazie all'aiuto di sua madre e del dio Efesto, abile forgiatore di armi e armature, ottenne una nuova armatura portata dalle nereidi, mentre Omero narra che Teti, non volendo aspettare un solo secondo, portò di persona l'armatura. L'invincibile guerriero espresse il desiderio di voler uccidere oltre l'assassino del suo caro amico anche altri guerrieri, pratica non documentata nella realtà dell'epoca, ma vista solo nei miti.

Nel frattempo l'eroe troiano era alle prese con i due Aiaci, cercando di recuperare ancora il corpo di Patroclo per più volte, ma ogni volta per timore delle armi nemiche desisteva dall'intento. Quasi vi riuscì spaventando i nemici ma la sera calò, Polidamante suggerì la ritirata, un'idea che disturbava Ettore. L'eroe pensava che il temporeggiare era solo una tattica a favore dei più ricchi greci, infatti Troia era stanca per il continuo assedio e non aveva più sostegni economici per sfamare l'esercito. Il suo nuovo discorso incitò ogni guerriero a combattere ancora, e per quanto il consiglio potesse apparire per certi versi sbagliato, fu trionfalmente acclamato. La battaglia fra i due eroi si stava avvicinando sempre di più e gli dei tutti volevano intervenire: Apollo, fra tutti il più esposto, cercò di coinvolgere Enea, spingendolo a osare il duello con Achille: il Pelide avrebbe facilmente ucciso il suo nemico ma questi fu salvato da Poseidone, che pur essendo divinità protettrice dei greci apprezzava moltissimo la pietas di Enea. La furia di Achille investì molti eroi vicinissimi al principe troiano, fra cui anche il giovinetto Polidoro, che era suo fratellastro: a quel punto Ettore avanzò, incontrando il suo nemico di sempre.

« Lo so che sei forte, ed io di te molto più debole.

Ma, certo, tutto riposa sulle ginocchia degli dei,

se io, per quanto più debole, abbia a strapparti la vita

con un colpo di lancia, perché anche il mio dardo è aguzzo in punta »
(Commento di Ettore. Omero, Iliade libro XX, versi 434-437, traduzione di Giovanni Cerri)

Il figlio di Priamo scagliò la sua arma, ma Atena ormai decisa a difendere il Pelide, con una folata di vento la fece tornare indietro. Achille attaccò con la sua asta con furia tremenda, al che nebbia fitta provenì dal campo grazie ad Apollo, e i tre attacchi successivi del figlio di Teti andarono tutti a vuoto, decidendo alla fine di cambiare bersaglio: lo scontro venne rimandato.

Achille trascina il corpo senza vita di Ettore attorno a Troia. Affresco della fine del XIX secolo nel palazzo dell'Achilleion a Corfù, in Grecia

Achille si rituffò nei combattimenti, facendo scempio di altri compagni di Ettore e tra le sue vittime vi furono Troo figlio di Alastore, che si era arreso senza neanche tentare la fuga, Deucalione, decapitato di netto con la spada (il midollo schizzò dappertutto e il busto giacque disteso in un lago di sangue), e il giovane e valoroso condottiero trace Rigmo; giunto sulle rive dello Scamandro, uccise un altro figlio di Priamo, Licaone, e il forte Asteropeo dei Peoni della Macedonia, i cui corpi furono gettati nel fiume insieme a quelli di molti altri guerrieri. Egli, quindi, costrinse, con la forza del braccio, i troiani a rifugiarsi dietro alle solide mura della città, grazie anche ad Apollo, che trasformato in Agenore faceva da esca al nemico. L'unico ad essere rimasto fuori dalle mura, infine, era proprio Ettore. Prima che il nemico lo raggiungesse i genitori del troiano si disperarono, soprattutto Priamo, temendo che il guerriero acheo potesse fare scempio del corpo senza vita del figlio. Ettore aveva il tempo per pensare, voleva riscattare la sua misera figura per aver portato molti compagni alla morte, era cosciente che l'unico modo era sconfiggere un nemico che sapeva essere più forte di lui. I pensieri si rivolsero quindi alla possibile sconfitta, e ad un modo per evitarla; muginava quindi di offrirgli quanto avrebbe avuto Menelao dalla vittoria su Paride, ma sapeva che ormai era troppo tardi. Il figlio di Priamo a vedere il suo avversario in preda ad una furia omicida, si diede alla fuga, velocissimo tanto da non farsi raggiungere dall'inseguitore ma non abbastanza da sfuggirgli. Tre giri completi delle possenti mura fecero i duellanti: ad Ettore fu preclusa la via dell'entrata, ma al contempo gli venne risparmiato il nugolo di frecce che i greci erano pronti a scoccare, perché rimaneva una preda di Achille.

Atena scese dall'Olimpo con il permesso di suo padre, raggiunse Achille, lo tranquillizzò, poi assunse le sembianze di Deifobo, uno dei fratelli più cari ad Ettore. La dea raggiunse il troiano che si lasciò ingannare dal falso aspetto, decise quindi di andare a scontrarsi con il nemico a viso aperto. Il figlio di Priamo cercò di trovare un accordo sulla sepoltura dello sconfitto, ma il pelide rispose che i leoni non trattavano con gli agnelli. Il primo attacco lo rivolse l'acheo, la sua lancia grazie all'agilità del troiano mancò il bersaglio. Il pastore di genti sferrò il suo attacco e il pelide si difese con lo scudo, nel frattempo, non vista, Atena raccoglieva la lancia di Achille riconsegnandola al guerriero acheo. Ettore chiamò Deifobo che non accorse, comprese l'inganno ma comunque estrasse la spada iniziando l'ultimo scontro fra i due. Il greco con la sua asta osservò con attenzione il corpo del nemico, l'armatura che indossava la conosceva bene perché era la sua. Achille dopo aver trovato il punto scoperto del nemico, situato vicino al collo, lesto colpì con tutta la sua forza, vendicando la morte dell'amico Patroclo. Il troiano, in punto di morte, ancora pregava il nemico di lasciare le sue spoglie ai parenti ma l'acheo non promise. Secondo una versione minore Ettore non trovò la morte contro Achille, ma la sua fine giunse per mano di Pentesilea, regina del popolo delle amazzoni, che per la maggior parte degli autori è invece alleata dei Troiani.

Dopo la morte

Appena Ettore morì, tutti i nemici si avvicinarono, rimanendo colpiti dal suo aspetto imponente e minaccioso che manteneva anche da morto. A turno ognuno di loro lo colpì senza ritegno. Achille non mostrò pietà o rispetto per il corpo del rivale, forò i tendini e lo legò con la sua cintura, regalo di Aiace, al carro. Salì su di esso, scoccò la frusta sui suoi cavalli, trascinando Ettore per tutto il campo. I genitori del morto guardavano lo spettacolo e gridavano, mentre la moglie fu raggiunta dalla terribile notizia mentre attendeva fiduciosa il marito nella sua casa e gli stava preparando un bagno caldo. In seguito il figlio di Teti non si ritenne soddisfatto, meditava infatti ancora su quali oltraggi potesse fare al corpo del troiano per onorare Patroclo. Decise di nuovo di effettuare dei giri con il carro attorno alla tomba dell'amico, rispettando un rituale, usanza tipica del suo popolo, anche se la sorte era la stessa di quella riservata ai re sacri dell'epoca. Apollo stesso chiese al padre, sommo Zeus, che il cadavere di Ettore venisse restituito al suo popolo, poiché un morto non poteva pregare e accanirsi sui defunti era ritenuta oltraggio agli dei. Priamo, grazie all'aiuto di Ermes, il messaggero degli dei, riuscì ad arrivare all'accampamento nemico e a parlare con Achille. Pianse, gli baciò le ginocchia e lo supplicò, alla fine ottenne il corpo come voleva, anche se altri autori invece raccontano che Priamo offrì doni molto preziosi per convincere Achille a cambiare idea, e che le parole da sole non bastarono. Il corpo rimase nascosto agli occhi del padre perché, se l'avesse visto in quelle condizioni, avrebbe potuto attaccare Achille e rimanere ucciso.

Furono successivamente indette delle gare: era infatti usanza tipica dell'epoca il festeggiare con dei giochi la morte di personaggi illustri. Nel caso di Ettore i festeggiamenti durarono nove giorni, durante i quali ci furono frastuoni orrendi al punto da far cadere dal cielo qualunque uccello volasse. Il corteo funebre fu aperto da Andromaca, Ecuba ed Elena. Il corpo, secondo una delle tante versioni, fu seppellito per ordine di Apollo in una città greca tenuta nascosta. Ecuba dapprima cercò lo scudo del figlio, per recuperare la memoria di Ettore insieme alla sua immagine, grazie al sudore ivi impresso. In realtà, il sudore sullo scudo non viene mai menzionato da Omero in riferimento ad Ettore, ma solo ad Aiace durante il combattimento sostenuto fra i due. Secondo una versione, quando Ecuba venne catturata dagli Achei divorò le ceneri di suo figlio, che aveva nascosto in seno, per vietare possibili nuovi oltraggi Sulla tomba dell'eroe vennero trovati lacrime e pochi capelli bianchi, in seguito si diffuse nella gente del luogo una sorta di leggenda: si voleva infatti che il fantasma di Andromaca facesse sovente visita alla tomba del marito. Ettore fu il guerriero troiano che più di chiunque altro si distinse in guerra, arrivando ad uccidere 31 eroi fra gli 88 totali uccisi dall'esercito di Troia. Meglio di lui fecero Achille ed Enea che, insieme, riuscirono l'uno, il figlio di Teti, ad uccidere 84 nemici, l'altro, il figlio di Venere o Afrodite, ad annientare in tutto 69 eroi tra achei nella guerra di Troia, e italici nella guerra del Lazio, come detto nell'Eneide. Un ultimo eroe che uccise tantissimi Troiani nell'Eneide fu Turno, il re dei Rutuli e figlio di Dauno, eroe italico, e della ninfa Venilia, anch'egli semidio, che fece un eccidio dei compagni di Enea arrivando ad uccidere da solo ben 48 nemici.

Ettore nell'Eneide

Secondo quanto afferma Virgilio nell'Eneide, Ettore apparve in sogno a Enea la notte della distruzione di Troia, per esortarlo a mettersi in salvo

Ettore nella letteratura moderna

Il mito di Ettore ha colpito la fantasia di molti autori nei secoli successivi, Dante riprese il suo mito più volte nella stesura delle sue opere. Nella Divina Commedia Dante lo rappresenta in compagnia di Enea ponendoli tra gli spiriti magni del limbo perché non avevano ricevuto il battesimo. Il nome di Ettore farà la ricomparsa nel paradiso dove durante il volo dell'ipotetica aquila sorvolerà la tomba dell'eroe, ma il nome di Ettore sarà presente anche in altre opere del poeta, dove sarà ricordato sempre in coppia con Enea.

William Shakespeare nella sua opera Troilo e Cressida, prendendo spunto in parte anche dal lavoro svolto in precedenza da altri autori, aveva ripreso la storia di Troia prima che scoppiasse la guerra, e ritroviamo Ettore alle prese nel tentativo di distogliere il fratello da Elena. La storia percorre l'intera guerra fino nell'ultimo atto, il quinto, dove Ettore stanco della guerra quando fa riposare la sua spada viene affrontato inerme da Achille e ucciso.

« La piaga della pace è la sicurezza, la sicurezza sicura di sé; mentre il modesto dubbio è chiamato il fanale dei saggi, la tenta che ricerca al fondo del peggio »
(William Shakespeare, Troilo e Cressida Atto II, Scena II, commento di Ettore)

Ugo Foscolo ricorda nella sua opera la figura di Ettore, erigendolo ad esempio di patriottismo, affermando che chiunque abbia cara la propria terra piangerà ricordando la sua storia.

« E tu onore di pianti, Ettore, avrai,

ove fia santo e lagrimato il sangue

per la patria versato, e finché il Sole

risplenderà su le sciagure umane »
(Ugo Foscolo, Dei sepolcri, versi 291-294)

Anche compositori rimasero affascinati dalle vicende di Ettore, il francese Hector Berlioz si appassionò prima alle vicende narrate da Virgilio, e poi a quelle raccontate da Shakespeare, finendo per comporre la sua più grande opera. Ettore nella sua creazione sarà elargitore di saggi consigli al suo amico Enea, che alla fine verrà convinto a lasciare Troia e a recarsi in Italia per creare un nuovo impero.

Riferimenti storici

Non vi sono prove scritte che possono dimostrare l'esistenza di Ettore, anche se il suo mito ancora oggi è oggetto di discussione.

L'archeologo Schliemann, nelle sue ricerche, trovò quello che potrebbe essere definito l'altare dove il figlio di Priamo offriva i suoi sacrifici al sommo Zeus.Manfred Korfmann insieme a colleghi tedeschi riuscì a trovare una sorgente sotterranea vicino alle mura di Troia, proprio il luogo in cui secondo Omero Ettore trovò la morte. Anche usanze tipiche degli abitanti della Tessaglia, come quella mostrata da Achille nel trascinare, con un certo rituale il corpo straziato dell'eroe troiano, sono riportate da fonti di autorevole fattura.

Aspetto e carattere

Il principe troiano era un uomo di cuore, compassionevole e valoroso, ma anche in grado di onorare i nemici. Durante i periodi di tregua amava stare in compagnia: si ricordano in particolare le sue allegre libagioni insieme al giovane cognato Pode. Da moltissimi autori Ettore viene considerato come l'eroe per eccellenza, che benché sprovvisto di poteri sovrannaturali e inviso a molti dèi combatteva con fierezza avversari temibili, nel suo essere semplicemente uomo.

Ettore durante la lotta contro Achille, Pieter Paul Rubens, datato prima metà del XVII secolo, Museo Boymans-van Beuningen, Rotterdam
« Ettore, dov'è finito il coraggio che eri solito avere?

Ti vantavi di poter difendere la città senza esercito e senza alleati,

tu da solo, con i tuoi fratelli e con i tuoi cognati.

Non uno soltanto di loro riesco a vedere o a riconoscere, ma come cani s'appiattono intorno al leone;

mentre noi combattiamo, noi che siamo solo alleati »
(Commento di Sarpedonte. Omero, Iliade libro V, versi 472-492, traduzione di Giovanni Cerri)

Ettore anche se pieno di coraggio a volte indietreggiava di fronte al nemico, doveva essere spronato, quasi dimenticasse di avere il coraggio, come fece Sarpedonte rivolgendosi direttamente all'amico,; ma nei suoi pensieri c'erano sempre la moglie e il figlio, aveva una famiglia che amava da cui tornare. Il figlio di Priamo non reagiva mai a parole agli sproni ma con i fatti, alle richieste di aiuto lui rispondeva lottando per cento soldati.

Anche se spesso non rispondeva alle domande che gli si ponevano durante le battaglie, Ettore era abilissimo con le parole; solo le usava quando la situazione era calma e battaglie non si palesavano innanzi. Il principe troiano all'inizio era contrario alla guerra (consigliò la restituzione di Elena al marito) ma una volta iniziata combatté senza esitazioni, tanto che negò alla cara moglie il suo desiderio: quello di abbandonare la battaglia per starle accanto. Il motivo di tale rifiuto era la vergogna di cui si sarebbe coperto se si fosse comportato da disertore, una vergogna che l'avrebbe ucciso, nella sua qualità di principe ereditario. In ogni battaglia a cui partecipava dava sempre grande rispetto al nemico che sapeva fronteggiarlo e al tempo stesso combatteva quasi come se non gli importasse della vita, ma più che cercare fama eterna, lui fuggiva dal timore di essere chiamato codardo. Ettore era ben conscio di essere un modello a cui i troiani si ispiravano e non aveva modestia nell'ammettere che era famoso fra la sua gente.

Raramente nei testi si parla dell'aspetto di Ettore: era imponente quasi fosse un gigante, infatti uno dei suoi tanti appellativi derivava da una delle città dove vivevano tali creature. Inoltre aveva i capelli di color nero, tipico per la sua popolazione Agile e veloce, schivava ogni lancia sferrata contro di lui e riusciva a non farsi raggiungere da Achille nella corsa. Una descrizione del principe troiano la ritroviamo in Strauss dove asserisce, secondo i dati da lui raccolti, che avesse una capigliatura fluente; i capelli li portava lunghi sulla nuca e corti sulla fronte,, forse aveva una coda di cavallo, ed era sbarbato; inoltre indossava un gonnellino e orecchini d'oro.

Critiche al personaggio

Le critiche rivolte alla figura di Ettore sono per la maggioranza esposte nell'Iliade stessa. I nemici, anche attribuendogli fama di guerriero, affermavano che era sempre aiutato da divinità che scendevano con lui in campo, come nel caso di Ares, ma ancora peggio di lui faceva Zeus che gli perdonava ogni possibile offesa al popolo degli Achei, essi che potevano vantarsi di avere origine divine.

« Amici, quanto ammiriamo Ettore divino, credendo

che sia uomo di lancia e guerriero animoso! Ma che al suo fianco

sta sempre uno degli dei, a stornare da lui la rovina »
(Commento di Diomede, Omero, Iliade libro v, versi 601-606, traduzione di Giovanni Cerri)

Appariva agli occhi dei nemici come una persona tanto superba da non tenere in conto neanche gli dei. Ettore nel corso dell'Iliade come evidenzia Omero incorrerà a false promesse a cui obietta la critica, evidenziando che la promessa non era stata infranta per demerito suo.

Il rapporto con Paride

Anche se Paride era suo fratello, Ettore per la salvezza dell'onore della famiglia e del suo regno non esitava a sguainare la spada contro di lui minacciando di ucciderlo, peggio si rivolgeva con le parole quasi si stesse vergognando di avere un simile parente. Paride dal canto suo accoglieva ogni critica da parte del fratello, affermando che il suo cuore è sempre tagliente come una spada. Nonostante le continue delusioni Ettore non smise di pensare che suo fratello avesse un po' di orgoglio e coraggio vero nel cuore. L'eroe troiano non perdonerà mai al fratello di aver scelto Elena come sua donna, quasi fosse un capriccio e non vero amore, Ettore litigherà con lui sia prima dell'inizio della guerra che durante.

Quando Ettore non era presente considerava Paride quasi alla stregua di un suo sostituto, e anche se lo accusava di tutti gli errori il fratello si difendeva a parole, volendo far capire al principe troiano che non era un vigliacco.

Il rapporto con Andromaca

Fra i due sposi vi era rispetto e la moglie cercava di essere utile al marito per quanto poteva, indicandogli, ad esempio, un possibile punto debole delle mura di Troia.

Andromaca, durante la guerra, non riusciva a resistere alla mancanza di notizie dal campo di battaglia, appena seppe di una delle vittorie da parte degli Achei, cercò di raggiungere il marito sperando di vederlo ancora in vita. La donna aveva perso gran parte della sua famiglia per colpa di Achille e non voleva perdere anche l'amato che considerava non solo marito ma anche fratello e padre. Ettore espresse tutto il suo amore quando nel sesto libro andò a trovarla: in quell'occasione chiaramente affermò che più delle sorti della città, o dei suoi genitori o della gente tutta, ed anche della sua stessa vita, più di tutto gli interessava il destino della sua sposa.

« Morto, però m'imprigioni la terra su me riversata,

prima ch'io le tue grida, il tuo rapimento conosca! »
(Dialogo di Ettore con Andromaca. Omero, Iliade libro vi, versi 464-465, traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)

Ettore nelle arti figurative

I Nove Prodi fra cui la statua ad onore di Ettore, scultura posta sul municipio di Colonia

Ettore viene rappresentato spesso nell'arte antica nelle scene che lo hanno reso celebre nell'Iliade, ad esempio lo si osserva nel vaso François da Vulci, o il celebre duello con Achille lo si trova raffigurato su moltissimi oggetti dell'epoca come ceramiche datate intorno al V secolo a.C., urne e vasi etruschi, e persino in sarcofagi romani. Dei molti dipinti che lo raffigurano quasi mai vi era un'opera dedicata interamente a lui, ma veniva sempre dipinto con altri eroi a fargli compagnia. Si racconta che Polignoto nella lesche di Delfi fu il primo a dedicargli un'opera figurativa, dove Pausania vedeva un grande dolore.

L'immagine dell'eroe troiano la si ritrova anche nell'Arca di Cipselo ormai perduta, in tante miniature dell'Iliade ambrosiana e la sua figura è stata trattata anche su antiche monete di Troia. Nella Domus Aurea, residenza voluta da Nerone, l'imperatore romano, fu costruita una sala dedicata ad Ettore e Andromaca, come raccontano storici dell'epoca a cui assistettero alla costruzione dell'opera come Plinio il Vecchio e successivamente Svetonio.

Nella letteratura medioevale Ettore grazie al racconto dell'Iliade verrà idealizzato alla stregua di un cavaliere perfetto, a cui tutti devono ispirarsi, come viene raccontato nel ciclo poetico "Scenes from the fall of Troy" del 1858. In seguito si ritrova il figlio di Priamo ovunque, in sculture come quelle di Antonio Canova e Albert Thorvaldsen, soprannominato Bertel, nella danza grazie a Werner Egk nel 1948 e Peter von Winter nel 1962, nella musica grazie all'Hektor-Trilogie di Andreas Meyer-Laubercon nel 1963. Anche nelle carte da gioco ritroviamo la figura di Ettore, a cui si ispira il jack di quadri. In tempi moderni l'amore fra Ettore e Andromaca è stato ritratto anche in opere metafisiche con Giorgio de Chirico; rivisitato dall'artista in chiave moderna, sia in quadri che statue.

Il jack di quadri ispirato ad Ettore

Culto

La tradizione narra che le sue ossa siano state trasferite nella rocca tebana per ordine di un oracolo, da qui il suo culto si diffuse in varie città, fra tutte Tebe e Troia. Strabone invece scrive di un bosco consacrato al principe troiano

Approfondimenti

Il rapporto con il figlio di Teti

« Questo dunque sarà gran giuramento:

certo un giorno verrà rimpianto di Achille ai figli degli Achei,

a tutti quanti; e allora non sarai capace, per quanto ti affligga,

di dare un aiuto, quando molti per mano di Ettore massacratore

cadranno morendo; e tu dentro ti mangerai l'anima,

crucciandoti che al migliore degli Achei negasti un compenso »
(Commento di Achille. Omero, Iliade libro I, versi 239-244, traduzione di Giovanni Cerri)

Achille aveva una grande stima di Ettore, conoscendo più l'abilità del guerriero che il suo mite carattere: infatti durante lo scorrere dell'Iliade quando pensò di essere giunto di fronte alla morte per cause estranee alla guerra, si rammaricò di non essere stato ucciso dal nemico. Lo scontro fra i due venne sfiorato diverse volte: la prima quando Ettore sfidò l'avversario più forte, la seconda quando il figlio di Priamo si trovò di fronte Patroclo. Altre storie vengono raccontate sui loro incontri, e sui motivi per cui il duello veniva rimandato, fra cui quella dove il saggio Eleno ferì alla mano l'eroe greco con una freccia, scoccata da un arco di Apollo e guidata dalla mano di Zeus.

Secondo alcune versioni del mito, il figlio di Teti stava per tradire i greci e consegnare il campo ad Ettore. Questo perché il troiano aveva posto tale condizione per acconsentire al suo matrimonio con Polissena, ma sapendo che se non riusciva nell'intento avrebbe dovuto uccidere i suoi parenti, rinunciò.

I cocchieri di Ettore

Ettore nel corso della guerra ebbe tre aurighi, tutti uccisi allo stesso modo: un nemico, sempre diverso, sferrava un attacco con la propria arma di cui è maestro, il troiano agile schivava ogni volta l'attacco ed ogni volta il nemico colpiva il suo cocchiere. I nomi degli aurighi erano:

L'utilità di un cocchiere era evidente: un guerriero non riusciva a prendere la mira per scagliare la propria arma e a guidare allo stesso tempo, inoltre anche la possibilità di schivare gli attacchi era ridotta per la concentrazione necessaria. Ettore dal canto suo quando combatteva pensava soltanto al nemico, tanto che in un'occasione a discapito dell'epiteto (domatore di cavalli, usato nell'Iliade), il suo cocchiere gli dovette prendere le mani e stringere le redini di un cavallo. Dopo la morte dell'ultimo cocchiere Ettore non ne ebbe altri, anche per via del poco tempo rimastogli, infatti affrontò Achille a piedi e non sul carro com'era solito fare.

I cavalli del principe troiano

Nell'Iliade vengono nominati i cavalli di Ettore: Podargo, Xanto, Aitone e Lampo, dove alla stregua di uomini il principe troiano parlava con loro volendoli spronare a dare il meglio, contro i forti Nestore e Diomede. Dubbia è l'esattezza di questo elenco, in quanto una quadriga non è un elemento consueto negli scritti dell'Iliade e soprattutto i verbi successivi sono riferiti in forma duale. In realtà le quadrighe erano presenti nell'esercito nemico e probabilmente Ettore voleva, come successe anche in seguito, paragonarsi agli Achei rubando armi e tecniche nemiche.

Il rapporto con gli dèi

Come sempre quando si parla di mitologia greca le divinità sono artefici del destino degli umani e talvolta si schierano a favore di eserciti o di uomini. Solevano talvolta assistere da vicino alle sfide che più gradivano.

  • Zeus, il padre degli dei rimase neutrale aiutando talvolta i greci incitando altre i troiani, non comprese l'attaccamento che avevano Era ed Atena contro il popolo troiano. I suoi interventi più grandi li vediamo a favore di Ettore, ma alla fine sarà il padre degli dei stesso a decretare la morte dell'eroe troiano. Al momento decisivo il padre degli dei vorrebbe rimangiarsi la parola data, e fino alla fine ha solo elogi quando parla del principe troiano.
  • Era, irritata dai discorsi di Ettore, cercò di convincere suo marito a contrastarlo e consigliò Agamennone sul da farsi, Zeus conoscendo bene sua moglie, comprese che l'avversione che aveva per Ettore, era soltanto una questione di principio. La moglie del padre degli dei di continuo insinuò gli altri dei, affinché si schierassero anch'essi contro il troiano. La dea seduce Zeus per distoglierlo dalla guerra e fatto addormentare grazie al dio del sonno.
  • Apollo, il dio del sole si schierò con Ettore, facendo sbagliare ai suoi nemici la mira con l'arco. Leggendo il poema si ha l'impressione che avesse fornito regali all'eroe, ma probabilmente con quelle parole si intendeva la protezione divina che da parte sua gli aveva offerto. Il dio del sole per ordine di suo padre inciterà Ettore portandolo alla morte, ma aiuterà i troiani nelle battaglie portando confusione e colpendo Patroclo. Lo stesso dio proverà pieta per Ettore chiedendone la restituzione, ottenendone il consenso, del cadavere
  • Atena, la dea della sapienza e della guerra si schierò subito contro Ettore, prima facendolo sfidare contro il più forte dei nemici, ma dopo non sazia decise di recarsi personalmente in guerra. Rifiutò di ascoltare le preghiere dei troiani, ma prestò attenzione a quelle dei greci. Grazie al suo inganno Ettore smetterà di fuggire ed attaccherà Achille.
  • Posidone, si trasformò in Calcante, fornendo saggi consigli ad Aiace il grande per contrastare l'avanzata di Ettore. Rimase ad assistere alla guerra finché Zeus non lo richiamò nell'Olimpo.
  • Ares, il dio della guerra, più volte scese in campo con Ettore.
  • Ermes, benché divinità ostile ai troiani, si trasformò in un mirmidone, un soldato al servizio di Achille, dando consigli a Priamo su come agire per recuperare il corpo del figlio.

Ettore nell'Iliade

Il pastore di popoli appare per la prima volta nel libro II alla testa dell'esercito troiano. Famoso è il suo addio alla moglie e al figlio nel libro VI, uno dei più tristi e commoventi della storia, a lui Omero dedica il titolo di vari capitoli del suo poema:

  • Libro VI: L'incontro di Ettore e Andromaca
  • Libro VII: Duello di Ettore e Aiace
  • Libro XXII: L'uccisione di Ettore
  • Libro XXIV: Il riscatto di Ettore

L'Iliade stessa si conclude con il verso 804 del libro XXIV ancora nominandolo.

Greci e Achei

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Denominazioni dei Greci, Achei, Elleni, Traduzioni dell'Iliade e Questione omerica.

Nell'Iliade gli assedianti di Troia vengono detti Achei, Danai o Argivi, e Acaia la zona da essi occupata. Le denominazioni omeriche sono tutte riconducibili all'area peloponnesiaca e, conformemente alla tradizione degli etnonimi riferiti al popolo greco, sembrano lasciare fuori l'Attica. Come sottolineato da Tucidide, inesistente era la stessa concezione unitaria del popolo greco, così come il conseguente dualismo con i barbari. Queste categorie culturali, e le relative contrapposizioni, si affermeranno in epoche successive, rimanendo sempre estranee al mondo omerico.

Sempre in epoca successiva vennero poi distinte le denominazioni di Achei e Argivi, a cui corrisposero ben determinate regioni della Grecia mentre si andò ad affermare l'etnonimo di Elleni (Héllenes) insieme al relativo toponimo Ellade (Hellás). Queste due denominazioni, inizialmente pertinenti a un popolo e a un'area della Tessaglia meridionale, finiranno infatti col tempo per riferirsi all'intero mondo greco, secondo un processo di generalizzazione che appare probabilmente già compiuto nel VII secolo a.C. se Esiodo poteva dire « dove una volta gli Achei / una vasta armata raccolsero, / dall'Ellade sacra contro Troia dalle belle donne». Quindi anche l'estraneità alla poesia omerica della generalizzazione panellenica del termine Ellade va tenuta ben presente ad evitare confusione.

Il toponimo Acaia può essere specificatamente riferito ad una regione del Peloponneso settentrionale e a un'area della Tessaglia sud-orientale, la cosiddetta Acaia Ftiotide. Ben altro significato assumerà poi in epoca imperiale con la costituzione della provincia romana di Acaia.

Ettore nel cinema

  • Helena (Titolo italiano: La caduta di Troia) è stata rappresentata nel cinema fin dal 1924, dove Ettore era stato interpretato da Carl de Vogt.
  • In Italia pochi film sono arrivati, fra cui Elena di Troia del 1956, dove questa volta Ettore era rappresentato da Harry Andrews.
  • Fra i film più recenti Troy è stato quello che ha riscosso i maggiori consensi di pubblico, dove l'assenza di divinità nello svolgimento dell'avventura ha dato più risalto all'umanità di Ettore interpretato da Eric Bana.

Note

Bibliografia

Fonti

Periodo classico

Traduzione delle fonti

  • Omero, Iliade, seconda edizione, Torino, Einaudi, 1990, ISBN 978-88-06-17694-5. Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti
  • Vincenzo Monti, Iliade di Omero, nona edizione, Aroldo Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-53902-5. Traduzione di Manara Valgimigli e Carlo Muscetta
  • Omero, Iliade, quinta edizione, Bergamo, BUR, 2005, ISBN 88-17-17273-1. Traduzione di Giovanni Cerri
  • Apollodoro, Biblioteca, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-55637-4. Traduzione di Marina Cavalli
  • Apollodoro, I miti greci VII edizione, Milano, Arnoldo Mondadori, 2004, ISBN 88-04-41027-2. Traduzione di Maria Grazia Ciani
  • Igino, Miti, Milano, Adelphi Edizioni, 2000, ISBN 88-459-1575-1. Traduzione di Giulio Guidorizzi
  • Publio Ovidio Nasone, Ovidio Le metamorfosi dodicesima edizione, Bergamo, BUR, 2007, ISBN 978-88-17-12976-3. Traduzione di Giovanna Faranda Villa
  • Euripide, Troiane, sesta edizione, Milano, BUR, 2007, ISBN 978-88-17-17240-0. Traduzione di Ester Cerbo

Moderna

Voci correlate

Vittime di Ettore

  1. Agelao, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 302.)
  2. Anchialo, guerriero acheo, ucciso con Meneste su di un carro. (Omero, Iliade, libro V, versi 608-609.)
  3. Anfimaco, capitano dell'Elide, figlio di Cteato e Teronice. (Omero, Iliade, libro XIII, versi 183-187.)
  4. Antiloco, guerriero acheo e figlio di Nestore, amico inseparabile di Achille dopo Patroclo.
  5. Antinoo, guerriero acheo, ucciso da Ettore secondo altre fonti e versioni dell'originale omerica.
  6. Arcesilao, capitano dei Beoti e figlio di Areilico e Teobula. (Omero, Iliade, libro XV, versi 329-330.)
  7. Aseo, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 301.)
  8. Autonoo, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 301.)
  9. Cerano, cocchiere e scudiero di Merione, eroe di Creta. (Omero, Iliade, libro XVII, versi 610-619.)
  10. Dolope, guerriero acheo, figlio di Clito. (Omero, Iliade, libro XI, verso 302.)
  11. Eioneo, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro VII, versi 11-12.)
  12. Epigeo, uno dei migliori guerrieri Mirmidoni, figlio di Agacle. (Omero, Iliade, libro XVI, versi 569-580.)
  13. Eleno, guerriero acheo, figlio di Enope. (Omero, Iliade, libro V, verso 706.)
  14. Enomao, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro V, verso 706.)
  15. Esimno, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 303.)
  16. Ipponoo, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 303.)
  17. Licofrone, figlio di Mastore, un abitante di Citera, scudiero di Aiace. (Omero, Iliade, libro XV, versi 430-435.)
  18. Meneste, guerriero acheo, ucciso con Anchialo su di un carro. (Omero, Iliade, libro V, versi 608-609.)
  19. Ofeltio, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 302.)
  20. Oresbio, un uomo ricco che viveva ad Ile, in Beozia. (Omero, Iliade, libro V, versi 707-710.)
  21. Oreste, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro V, verso 705.)
  22. Oro, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 303.)
  23. Opite, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro XI, verso 301.)
  24. Patroclo, figlio di Menezio, cugino ed intimo amico di Achille. (Omero, Iliade, libro XVI, versi 818-829.)
  25. Perifete, un guerriero miceneo, figlio di Copreo, figlio a sua volte di Pelope e araldo di Euristeo. (Omero, Iliade, libro XV, versi 638-651.)
  26. Protesilao, guerriero acheo e primo acheo a sbarcare sul lido di Troia all'inizio dei nove anni di conflitto.
  27. Schedio, capitano dei Focesi, una regione ad ovest della Beozia, e figlio dell'Argonauta Ifito e di Ippolita. (Omero, Iliade, libro XVII, versi 306-311.)
  28. Schedio, un capitano focese, figlio di Perimede. (Omero, Iliade, libro XV, versi 515-516.)
  29. Stichio, un Ateniese che combatté contro Ettore con Menesteo. (Omero, Iliade, libro XV, versi 329-331.)
  30. Treco, un guerriero dell'Etolia abilissimo con le lance. (Omero, Iliade, libro V, verso 706.)
  31. Teutrante, guerriero acheo. (Omero, Iliade, libro V, verso 705.)

Amici di Ettore

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