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| Elisabetta di Wittelsbach | ||
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| L'imperatrice Elisabetta in abito da ballo in un ritratto di Franz Xaver Winterhalter (1865). | ||
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Imperatrice d'Austria, Regina Apostolica d'Ungheria e Regina di Boemia e di Croazia
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| Regno | 24 aprile 1854 – 10 settembre 1898 | |
| Predecessore | Maria Anna di Savoia | |
| Successore | Zita di Borbone-Parma | |
| Nome completo | Elisabeth Amalie Eugenie von Wittelsbach | |
| Nascita | Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 | |
| Morte | Ginevra, 10 settembre 1898 | |
| Luogo di sepoltura | Cripta Imperiale, Vienna | |
| Casa reale | Wittelsbach | |
| Padre | Massimiliano Giuseppe in Baviera | |
| Madre | Ludovica di Baviera | |
| Consorte | Francesco Giuseppe d'Asburgo-Lorena | |
| Figli | Sofia Gisella Rodolfo Maria Valeria |
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Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach, nota anche come Principessa Sissi (Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898), nata duchessa in Baviera, fu imperatrice d'Austria, regina apostolica d'Ungheria e regina di Boemia e di Croazia come consorte di Francesco Giuseppe d'Austria.
Indice |
Elisabetta Amalia Eugenia nacque il 24 dicembre 1837 a Monaco di Baviera, quarta dei dieci figli del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e di Ludovica di Baviera, figlia del Grande Elettore Massimiliano di Wittelsbach, divenuto poi re come Massimiliano I di Baviera. Entrambi i genitori appartenevano alla famiglia Wittelsbach, il padre, però, discendeva un ramo collaterale dei duchi "in Baviera", mentre la madre apparteneva al ramo della famiglia reale.
Quello dei genitori non fu un matrimonio felice. La duchessa Ludovica fu la più "sfortunata" tra le sue sorelle, che avevano sposato principi di case reali: fu l'unica che venne fatta maritare a un partito modesto. Non partecipava alla vita di corte bavarese, ma preferiva rimanere in disparte e occuparsi personalmente dell'educazione dei figli, una cosa piuttosto eccezionale per quei tempi.
Elisabetta trascorse la sua infanzia serenamente a Monaco nel palazzo di famiglia, mentre i mesi estivi erano trascorsi nel castello di Possenhofen, una residenza a cui la giovane duchessa, amante della natura, era molto legata. Di animo sensibile, fu cresciuta con molta semplicità in modo da non sviluppare un carattere orgogliosamente aristocratico: sin da piccola fu abituata a trascurare i formalismi e ad occuparsi dei poveri e degli infermi.
A quattordici anni Elisabetta si innamorò per la prima volta di un certo conte Richard S., scudiero stipendiato del duca Massimiliano. Dal momento che il ragazzo non era un buon partito, onde evitare complicazioni, venne allontanato dal palazzo e inviato altrove con un altro incarico. Quando tornò a Monaco, non molto tempo dopo, era malato e in breve tempo morì. Elisabetta ne fu sconvolta e si chiuse in se stessa, consolandosi scrivendo poesie per il suo tragico amore.
In quello stesso periodo, l'inverno del 1853, erano in corso delle trattative tra la duchessa Ludovica e sua sorella, l'arciduchessa Sofia, per far sposare la figlia della prima, Elena, col figlio della seconda, l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria. La scelta dell'arciduchessa Sofia cadde su Elena, dopo due falliti progetti con principesse prussiane e sassoni, dal momento che desiderava insediare accanto al figlio una tedesca, rafforzando il ruolo dell'Austria nell'area germanica. Benché Elena non fosse membro di una famiglia reale, rappresentava comunque un legame con la Baviera, una delle regioni tedesche più fedeli all'Austria.
Ludovica e Sofia decisero di far incontrare i figli a Ischl, residenza estiva dell'imperatore, durante la festa di compleanno di quest'ultimo e annunciare pubblicamente il loro fidanzamento. Ludovica decise di portare con sé anche Elisabetta, nella speranza di strapparla alla malinconia nella quale era sprofondata e con l'intenzione di vagliare un suo possibile fidanzamento con Carlo Ludovico, fratello minore di Francesco Giuseppe.
La duchessa Ludovica e le figlie arrivarono a Ischl il 16 agosto 1853. Nel pomeriggio ci fu un primo incontro con Sofia, Francesco Giuseppe e Elisabetta di Prussia, un'altra sorella di Ludovica. Fin da quel primo e formale incontro, fu evidente ai presenti che Francesco Giuseppe si fosse infatuato non di Elena, ma della più giovane e acerba sorella Elisabetta. L'arciduchessa Sofia scrisse in merito a sua sorella, Maria di Prussia: «Era raggiante, e tu sai come il suo volto si illumina quando è contento di qualcosa. La cara piccina non aveva la minima idea dell'impressione da lei destata in Franzi. Fino all'istante in cui la madre le parlò apertamente, Sissi era solo intimidita e intimorita dalla gente che stava intorno».
Il giorno dopo Francesco Giuseppe disse alla madre che la sua scelta era caduta su Elisabetta, nonostante l'arciduchessa Sofia preferisse Elena. Nel ricevimento dato quella sera, l'imperatore ballò il cotillon con Elisabetta, un chiaro segno per tutti, ma non per la futura sposa. Anche durante la cena del 18 agosto, compleanno di Francesco Giuseppe, Elisabetta fu fatta sedere accanto a lui. Il giorno seguente Ludovica, per conto dell'imperatore, chiese a Elisabetta se era condiscendente alle nozze e ottenuto il consenso, lo comunicò per iscritto alla sorella Sofia. Da quel momento fino al 31 agosto, la coppia di fidanzati trascorse molto tempo insieme e si mostrò pubblicamente.
Intanto iniziarono le trattative con la Santa Sede per ottenere la necessaria dispensa papale, poiché gli sposi erano primi cugini. Questa stretta parentela, come di consueto per quel tempo, non fu tenuta di conto, nonostante diversi membri della famiglia Wittelsbach avessero già mostrato le tare ereditarie della loro dinastia.
Dal fidanzamento fino alle nozze Elisabetta fu sottoposta a un corso di studio intensivo, nella speranza di colmare le numerose lacune della sua scarsa educazione. Dovette imparare al più presto il francese, l'italiano e soprattutto la storia dell'Austria. Nello stesso periodo fu allestito rapidamente il corredo della sposa, pagato quasi del tutto dall'imperatore e non dal padre della sposa, come avrebbe dovuto essere. Nel marzo 1854 fu ufficialmente firmato il contratto nuziale e la dote fu fissata in 50.000 fiorini pagati dal duca Massimiliano e 100.000 fiorini pagati dall'imperatore.
Il 20 aprile 1854 Elisabetta lasciò la sua casa paterna di Monaco. Il viaggio durò tre giorni e il 23 aprile la futura imperatrice fece il suo ingresso ufficiale a Vienna, dove ricevette una calorosa accoglienza. Le nozze furono celebrate con grande sfarzo il 24 aprile, di sera, nella Chiesa degli Agostiniani. Dopo i numerosi festeggiamenti, la coppia fu condotta nella camera da letto soltanto dalle rispettive madri, contrariamente alle usanze del tempo che prevedevano la presenza di numerose persone. Le nozze furono consumate la terza notte.
Fin dal suo primo ingresso a corte, Elisabetta dovette accorgersi delle difficoltà che l'attendevano. Nata e cresciuta in una famiglia quasi borghese, si trovò al centro della rigida corte di Vienna, ancora legata a un severo "cerimoniale spagnolo", cui inizialmente la giovane imperatrice dovette sottostare. Privata dei suoi affetti e delle sue abitudini, Elisabetta cadde presto malata, accusando per molti mesi una tosse continua e stati di ansia, dovuti a turbamenti di origine psichica.
L'arciduchessa Sofia si prese l'onere di trasformare la nuora in una perfetta imperatrice, ma nell'agire in tal senso e restando fermamente attaccata all'etichetta, finì per inimicarsi Elisabetta e ad apparire ai suoi occhi una donna malvagia. Solo successivamente Elisabetta si rese conto che l'arciduchessa Sofia aveva agito sempre a fin di bene, ma in maniera imperiosa e imponendo sacrifici. A differenza della suocera, che era rispettata da tutta la corte, Elisabetta veniva criticata per i suoi natali umili, per la sua scarsa educazione e per la sua inesistente attinenza alla vita di società.
Non molto tempo dopo le nozze Elisabetta rimase incinta e il 5 marzo 1855 partorì la sua prima figlia, chiamata Sofia come la nonna. L'arciduchessa Sofia si occupò personalmente della bimba, alla quale fu legatissima. Le stanze della bambina furono allestite accanto alle sue e fu lei a scegliere l'Aia (educatrice) e la bambinaia. Già poco più di un anno dopo, il 12 luglio 1856, Elisabetta partorì un'altra bambina, Gisella, parimenti allevata dalla nonna. In futuro Elisabetta espresse il proprio rammarico per non essersi potuta occupare dei figli. Nel settembre di quell'anno Elisabetta iniziò a far valere i suoi diritti di madre e durante un viaggio in Stiria e nella Carinzia si riavvicinò molto al marito, solitamente compiacente con l'arciduchessa Sofia. L'imperatrice capì che i viaggi di Stato erano un'occasione preziosa per stare da sola col marito e far valere la sua posizione di sposa e madre.
Elisabetta riuscì a ottenere che la figlia Sofia accompagnasse lei e il marito durante il loro viaggio in Italia nell'inverno tra il 1856 e il 1857. Per la prima volta, l'imperatrice, sempre acclamata da folle festanti, si rese conto che l'impero non aveva il consenso di tutte le sue popolazioni. Il regime militaristico austriaco aveva portato come conseguenza il disprezzo e l'odio degli italiani nei confronti degli austriaci. Elisabetta, solitamente pronta ad assentarsi dagli impegni ufficiali a Vienna, rimase tuttavia accanto al marito in difficoltà per l'intero programma di viaggio nel Lombardo-Veneto. A Venezia Elisabetta, Francesco Giuseppe e la piccola Sofia attraversarono Piazza San Marco acclamati soltanto dai soldati austriaci, mentre la folla di italiani rimase in silenzio. Il console inglese lì presente riferì a Londra: «Il popolo era animato da un unico sentimento, dalla curiosità di vedere l'imperatrice la cui fama di donna meravigliosamente bella è arrivata anche qui».
Poche settimane dopo dal rientro dall'Italia, si prospettava un altro viaggio di Stato in un'altra inquieta provincia, l'Ungheria. Tra i magiari era già risaputo che la giovane imperatrice nutriva un profondo interesse per la loro cultura, grazie alle lezioni dategli dal conte Mailáth, e speravano che influenzasse positivamente il marito. Anche stavolta Elisabetta si scontrò con la suocera, riuscendo a ottenere la presenza delle sue bambine per il viaggio. Come nel Lombardo-Veneto, anche in Ungheria la coppia imperiale fu accolta con freddezza, sebbene la bellezza dell'imperatrice ebbe il suo solito successo. Durante il viaggio nelle provincie ungheresi, la piccola Sofia si ammalò. La diciannovenne imperatrice vegliò per undici ore sulla figlia, che spirò il 19 maggio 1857. Quando tornarono a Vienna, Elisabetta si chiuse in se stessa e nella sua solitudine, rifiutando di mangiare e di apparire in pubblico. L'imperatrice, che aveva insistito sulla presenza delle bambine durante il viaggio, rinunciò al suo ruolo di madre, ritenendosi colpevole della morte della figlia, e affidò Gisella all'educazione della nonna.
Nel dicembre del 1857 Elisabetta manifestò i sintomi di una nuova gravidanza. Il 21 agosto 1858 nacque l'arciduca Rodolfo, principe ereditario dell'Impero d'Austria. Il partò risultò piuttosto difficoltoso e Elisabetta si ammalò e la febbre le tornava a distanza di brevi periodi; dal momento che tra l'autunno e l'inverno, le sue condizioni non erano ancora migliorate, furono convocati la duchessa Ludovica e il medico di famiglia dei Wittlesbach. La diagnosi di quest'ultimo rimane sconosciuta e nei diari dell'arciduchessa Sofia ci sono solo accenni a dei sintomi: febbre, debolezza, mancanza di appetito. Elisabetta sembrava migliorare soltanto quando stava con qualcuno della sua famiglia bavarese e nel gennaio 1859 poté godere della compagnia di una delle sue sorelle minori, Maria Sofia. La giovane aveva già sposato per procura il principe ereditario di Napoli, il futuro Francesco II delle Due Sicilie. Elisabetta, nonostante la salute cagionevole, accompagnò Maria Sofia sino a Trieste, dove si sarebbe imbarcata alla volta del Regno delle Due Sicilie.
Il 1859 fu un anno particolarmente difficile per l'Austria. Napoleone III e Cavour, già accordatisi segretamente a Plombières, riuscirono a far dichiarare guerra al Regno del Piemonte da parte dell'Austria. Nel giro di pochi giorni le ultime monarchie asburgiche autonome italiane caddero e a Vienna confluirono i deposti Leopoldo II di Toscana e Francesco V di Modena, con tutti i loro familiari. Le truppe austriache subirono una grave sconfitta nella battaglia di Magenta (4 giugno 1859), a seguito della quale Francesco Giuseppe decise di lasciare Vienna e di comandare personalmente l'esercito. Elisabetta accompagnà il marito sino a Mürzzuschlag e al momento del commiato si appellò al conte Grünne, generale austriaco: «Lei manterrà certamente ciò che ha promesso è starà molto attento all'imperatore; la mia unica consolazione in questi tempi terribili è che lei lo farà sempre e in ogni circostanza. Se non ne fossi convinta, morirei per l'angoscia».
Elisabetta cadde in un profondo stato di disperazione, piangendo in continuazione, al punto da chiedere all'imperatore di poterlo raggiungere in Italia, ottenendo però un rifiuto. L'imperatrice allora si dedicò a drastiche cure dimagranti e a sfiancanti cavalcate; disertò tutti gli impegni sociali organizzati dall'arciduchessa Sofia, attirandosi le critiche della corte. Francesco Giuseppe le scrisse chiedendole di mostrarsi a Vienna e di visitare gli istituti, per sollevare il morale della popolazione e ottenere l'appoggio dell'opinione pubblica. Il 24 giugno ci fu la decisiva Battaglia di Solferino, che risultò vincente per i franco-piemontesi. Le conseguenze della disfatta ricaddero sull'imperatore Francesco Giuseppe, che mai era stato mal visto dal popolo come in quei mesi: la critica si spinse al punto da chiedere l'abdicazione del sovrano in favore di suo fratello Massimiliano. Intanto un gran numero di feriti fu portato in Austria e l'imperatrice stessa organizzò un ospedale militare nel castello di Laxenburg, poiché i normali ospedali non avevano posti a sufficienza. La guerra fu ufficialmente conclusa con l'armistizio di Villafranca, che costringeva l'Austria a rinunciare alla Lombardia, una delle più ricche province dell'impero.
Parimenti alla crisi politica del 1859-60, si sviluppò anche una crisi privata della coppia imperiale, dovuta ai soliti contrasti con l'arciduchessa Sofia e al dilagare, per la prima volta in sei anni di matrimonio, di notizie riguardanti le infedeltà di Francesco Giuseppe. Elisabetta reagì allora con un atteggiamento di sfida, insultando così la corte: organizzò, infatti, numerosi balli a cui erano invitati i rampolli dell'alta società viennese, ma non i loro genitori (una cosa contraria all'usanza e all'etichetta). Il marito rappresentava per l'imperatrice l'unico legame con una corte che non amava e tale vincolo sembrava allora vacillare; Elisabetta, memore dell'infelicità della madre, temeva forse di subire lo stesso destino di donna tradita e messa da parte.
In aggiunta alla delicata situazione, nel maggio 1860 giunse anche la notizia dell'imminente crollo del Regno di Napoli, assediato dai garibaldini. Sebbene Francesco Giuseppe e l'arciduchessa Sofia fossero favorevoli ad aiutare i Borboni, le condizioni economiche dell'Austria non lo permettevano; la preoccupazione per l'amata sorella Maria Sofia ebbe su Elisabetta un'influenza negativa, inficiando anche i suoi rapporti col marito. A luglio Elisabetta prese con sé Gisella, lasciò improvvisamente la corte di Vienna e si diresse a Possenhofen. Tuttavia, per evitare uno scandalo, l'imperatrice dovette tornare a Vienna per il 18 agosto, compleanno di Francesco Giuseppe.
Nell'ottobre del 1860 la salute dell'imperatrice subì un tracollo, dovuto a numerose crisi nervose e cure dimagranti. Il dottor Skoda, specialista in malattie polmonari, consigliò una cura presso un paese dal clima caldo: a suo parere la sovrana non sarebbe riuscita a superare l'inverno a Vienna. Fu consigliata Madeira, forse su consiglio della stessa Elisabetta: l'arcipelago portoghese, infatti, non era un luogo rinomato per la cura di malattie polmonari, come lo era ad esempio Merano. Molto probabilmente l'imperatrice scelse un luogo così lontano per evitare troppi contatti con Vienna e l'imperatore. Sebbene la diagnosi ufficiale di Skoda fosse quella di una gravissima malattia polmonare, esistono ancora molti dubbi sulla vera natura del male di Elisabetta. Sanissima in gioventù, cominciò a star male a contatto con l'ambiente della corte imperiale e per sopperire alle sue numerose crisi di nervi, si sottoponeva a diete drastiche e intensi esercizi di ginnastica. Nei diari dell'arciduchessa Sofia non ci sono indizi sulla malattia misteriosa della nuora, così come nelle lettere della duchessa Ludovica. La corte viennese di indignò per la partenza della sovrana tanto quanto nel resto del mondo ci fu una generale preoccupazione per l'imperatrice "in fin di vita" (la regina Vittoria mise a disposizione per Elisabetta il suo panfilo privato Victoria and Albert). Con tutta probabilità i disturbi fisici di Elisabetta erano dovuti a un disturbo psichico: la storica Brigitte Hamann ipotizza che l'imperatrice d'Austria soffrisse di una forma di anoressia nervosa, la quale comporta irrequietezza, rifiuto del cibo e del sesso. Ciò potrebbe anche spiegare il fatto che Elisabetta sembrava riprendersi subito non appena si allontanava da Vienna e dall'imperatore.
Elisabetta fu fin dall'inizio molto legata all'Ungheria e al suo popolo. Certamente fu anche grazie alla sua influenza che nel 1867 venne firmato l'Ausgleich (compromesso) fra Austria e Ungheria, in seguito al quale Francesco Giuseppe e Elisabetta vennero incoronati re e regina d'Ungheria. In realtà l'Ausgleich rappresentava per l'Impero Asburgico il riconoscimento di parità fra la corona austriaca e quella magiara e implicitamente segnò l'inizio dell'indebolimento della fazione boema nella politica dell'Impero. L'ultima figlia, Maria Valeria, la prediletta da Elisabetta, nacque nel 1868.
Nel 1889 a Mayerling, il figlio Rodolfo, erede al trono (Kronprinz), morì suicida insieme all'amante, la baronessa Maria Vetsera. Elisabetta non si riprese mai interamente da questo ultimo colpo, portando fino all'ultimo giorno della sua vita un lutto strettissimo e, sempre in preda a esaurimenti nervosi, continuò a viaggiare per l'Europa. Nel 1898, mentre passeggiava sul lungolago di Ginevra per imbarcarsi su un battello, venne uccisa da una stilettata dell'anarchico italiano Luigi Lucheni, che aveva ripiegato sull'Imperatrice d'Austria dopo che il progettato attentato al duca d'Orléans era fallito. Tanto erano strette le vesti dell'Imperatrice che, dopo l'urto subito, lei riprese a correre, non sentendo inizialmente alcun dolore: la morte avvenne tre ore dopo la stilettata al ventricolo sinistro, per emorragia interna, poiché il sangue non riusciva ad uscire.
La sua tomba si trova a Vienna, nella Kapuzinergruft (Cripta dei Cappuccini).
Nel 1998 è stato pubblicato il diario poetico dell'Imperatrice, dal quale è emerso che Elisabetta non amasse affatto la sua condizione aristocratica né condividesse la politica degli Asburgo, tanto da augurarsi di morire "improvvisamente, rapidamente e se possibile all'estero"; in un certo senso dunque si può dire che il suo intimo desiderio di abbandonare la vita sia stato esaudito. D'altro canto, dai suoi scritti emerge chiaramente la non condivisione delle condizioni sociali in cui versava la popolazione austriaca e ungherese, tanto da considerare i giovani a lei contemporanei come "oppressi dall'ordine stabilito"; a disagio e rattristata per la disparità socio-economica fra lei e la gente comune, detestando le ricchezze e i viaggi di piacere per l'Europa, Elisabetta arriva anche a maledire, nelle sue poesie, la dinastia asburgica. Nella biografia dedicata all'Imperatrice, B. Hamann descrive Elisabetta come una forte anti-clericale, libertaria e pre-comunista, insofferente alla vita di corte e all'etichetta di corte, tanto da desiderare che Francesco Giuseppe abdichi e vada a vivere con lei sulle rive del Lemano..
Ossessionata dal culto della propria bellezza, Elisabetta concentrava tutte le proprie energie nel tentativo di conservarsi giovane, bella e magra. Negli anni settanta e ottanta gli impegni di corte non trovavano spazio nella giornata dell'Imperatrice. Secondo le cronache, Elisabetta era alta 1 metro e 72 e pesava 50 kg (in un'epoca in cui il canone della bellezza era assai diverso dall'attuale), aveva capelli castani folti e lunghissimi, che sciolti le arrivavano alle caviglie. Quasi tre ore occorrevano quotidianamente per vestirsi, poiché gli abiti le venivano quasi sempre cuciti addosso per far risaltare al massimo la snellezza del corpo; la sola allacciatura del busto - per ottenere il suo famoso vitino da vespa - richiedeva spesso un'ora di sforzi. Altre tre ore erano dedicate ai capelli, che venivano intrecciati in elaborate acconciature dalla parrucchiera di corte. Il lavaggio dei capelli era eseguito ogni tre settimane con una mistura di cognac ed uova e richiedeva un'intera giornata, durante la quale l'Imperatrice non tollerava di essere disturbata. Elisabetta era impegnata per il resto della giornata con la scherma, l'equitazione e la ginnastica (a tal scopo, aveva fatto allestire in tutti i palazzi in cui soggiornava delle palestre attrezzate con pesi, sbarra e anelli). Costringeva inoltre la propria dama di corte a seguirla durante interminabili e forsennate passeggiate quotidiane. Per preservare la giovinezza della pelle Elisabetta faceva uso di maschere notturne (a base di carne di vitello cruda o di fragole) e ricorreva a bagni caldi nell'olio d'oliva; per conservare la snellezza, oltre a rispettare il rigoroso regime alimentare, dormiva con i fianchi avvolti in panni bagnati e beveva misture di albume d'uovo e sale. Mascherava la propria anoressia con l'ossessione per un'alimentazione sana.
La fama di Elisabetta è dovuta soprattutto ai tre film girati negli anni '50 da Ernst Marischka con Romy Schneider; la trama dei film, basata solo parzialmente sui fatti storici, rese Sissi una figura molto romantica, ma estremamente lontana dalla realtà. È da notare che Elisabetta era nota come Sisi e che la doppia s apparve solo con i film e i romanzi a lei dedicati. I film della trilogia di Sissi sono:
Nelle vecchie versioni italiane dei tre film la doppiatrice italiana di Sissi/Romy Schneider fu Maria Pia Di Meo, ma tali versioni sono oggi introvabili; le edizioni italiane oggi disponibili (anche in DVD) sono quelle ri-doppiate negli anni ottanta dalla CVD di Oreste Lionello, dove la voce di Sissi è quella di Cristiana Lionello mentre Claudio Capone doppia Karlheinz Böhm (Francesco Giuseppe) e Melina Martello doppia Magda Schneider (Duchessa Ludovica).
La filmografia su Elisabetta d'Austria comprende 28 opere cinematografiche. Il primo film su Elisabetta fu realizzato nel 1920 in Germania con la regia di Rolf Raffé, preceduto da un'altra pellicola, intitolata Mayerling (1919), che narrava gli avvenimenti del suicidio del principe ereditario Rodolfo e in cui l'imperatrice aveva un ruolo più marginale. Un nuovo film su Mayerling fu realizzato nel 1968 con la presenza di Ava Gardner (Elisabetta), James Mason (Francesco Giuseppe), Omar Sharif (Rodolfo) e Catherine Deneuve (Maria Vetsera).
Numerosi sono anche i documentari realizzati in Italia, tra i più importanti si citano:
Ogni anno Madonna di Campiglio è sede del cosiddetto "Carnevale Asburgico", manifestazione culturale e turistica denominata "Campiglio Asburgica" che, giunta nel 2009 alla sua 26° Edizione, vede fra i numerosi eventi sia rievocazioni in costume del periodo asburgico, sia conferenze e incontri culturali che mirano ad approfondire la conoscenza della vita a Campiglio nel periodo dell'imperatore Francesco Giuseppe. Meta dell'aristocrazia europea, la località conobbe un vero e proprio revival turistico quando l'imperatrice Elisabetta decise di trascorrervi un periodo di villeggiatura, prima nel 1889 e poi nel 1894, risiedendo all'Hotel des Alpes.
Nel 2009, Campiglio offre per il carnevale asburgico anche un cuore culturale rappresentato da una conferenza dedicata agli Asburgo e alla loro memoria, intervengono, infatti, Paolo Bisti, studioso di Madonna di Campiglio, e Matteo Tuveri, scrittore e studioso degli Asburgo, uno dei massimi esperti italiani dell'imperatrice Sissi.
Nel 2009 è stata coprodotta da Austria e Italia una miniserie in due puntate, dal titolo Sissi, con l'attrice italiana Cristiana Capotondi nel ruolo della protagonista. La serie è stata trasmessa da Rai Uno il 28 febbraio e il 1° marzo 2010.
| Elisabetta di Baviera | Padre: Massimiliano Giuseppe in Baviera |
Nonno paterno: Pio Augusto in Baviera |
Bisnonno paterno: Guglielmo in Baviera |
| Bisnonna paterna: Maria Anna di Zweibrücken-Birkenfeld |
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| Nonna paterna: Amalia Luisa di Arenberg |
Bisnonno paterno: Luigi Maria di Arenberg |
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| Bisnonna paterna: Marie Adélaïde Julie de Mailly |
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| Madre: Ludovica di Baviera |
Nonno materno: Massimiliano I di Baviera |
Bisnonno materno: Federico Michele di Zweibrücken-Birkenfeld |
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| Bisnonna materna: Maria Francesca del Palatinato-Sulzbach |
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| Nonna materna: Carolina di Baden |
Bisnonno materno: Carlo Luigi di Baden |
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| Bisnonna materna: Amelia Frederica di Assia-Darmstadt |