Battaglia di Legnano

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Battaglia di Legnano

parte della guerra tra Guelfi e Ghibellini
La battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli
La battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli
Data 29 maggio 1176
Luogo Legnano
Esito Vittoria della Lega Lombarda e fine del tentativo di egemonizzazione dei comuni dell'Italia settentrionale da parte di Federico Barbarossa
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
da 3.000 a 19.000/21.000 (2.000/3.000 cavalieri) da 3.500 a 20.000 (di cui 1.500 cavalieri)
Perdite
pesanti pesanti
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La battaglia di Legnano fu uno scontro armato avvenuto il 29 maggio 1176 tra l'esercito imperiale di Federico I "Barbarossa" e le truppe della Lega Lombarda. La battaglia, che ebbe luogo tra Legnano e Borsano, fu cruciale nella lunga guerra combattuta dal Sacro Romano Impero Germanico per tentare di affermare il suo potere, almeno in linea di principio, sui Comuni dell'Italia settentrionale. Questi ultimi, ad un certo punto della guerra, misero da parte le reciproche rivalità e si allearono nella Lega Lombarda.

La battaglia pose fine alla quinta discesa in Italia dell'imperatore Federico Barbarossa, che si concluse con la sconfitta di Legnano. Il Barbarossa cercò di risolvere la questione tentando l'approccio diplomatico, che sfociò qualche anno più tardi nella pace di Costanza (25 giugno 1183), grazie alla quale l'imperatore riconosceva la Lega Lombarda (che era presieduta da Papa Alessandro III) e dava concessioni ai Comuni che la componevano.

La battaglia di Legnano potrebbe definirsi uno dei tanti scontri quasi casuali che avvennero all'epoca, dato che entrambi gli schieramenti, sebbene sapessero della presenza del nemico, si incontrarono senza avere il tempo di pianificare alcuna strategia.

Alla storica battaglia fa riferimento l'inno di Mameli che recita «Dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano» a ricordare la vittoria delle popolazioni italiane su quelle straniere. Grazie a questa storica battaglia, Legnano è l'unica città, oltre a Roma, ad essere citata nell'inno Nazionale italiano.

Indice

Le fasi della battaglia

Nella primavera del 1176, a Chiavenna, Federico Barbarossa ebbe un incontro con il cugino Enrico il Leone e con altri feudatari con l'obiettivo di ricevere dei rinforzi militari da destinare alla prosecuzione della sua quinta campagna d'Italia. Quando queste truppe giunsero nella primavera dell'anno citato, Federico si accorse che non erano così numerose come aveva sperato ed inoltre, tra le fila delle milizie arrivate, mancava Enrico. Nonostante il numero insufficiente di truppe di rinforzo dalla Germania, l'imperatore decise comunque di lasciare le vallate alpine riprendendo la marcia da Como verso Pavia per riunirsi col resto delle sue milizie e tentare di attaccare l'esercito della Lega Lombarda. Le due città lombarde appena citate infatti non facevano parte di questa alleanza militare, ma erano solidali all'imperatore.

Il Carroccio durante la battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli

La notte del 29 maggio 1176 l'imperatore si trovava, con le sue truppe, presso Cairate. Questa informazione non giunse però ai capi della Lega Lombarda, che erano infatti convinti che il Barbarossa fosse ancora distante, a Bellinzona. Per questo motivo il Carroccio, scortato da centinaia di cavalieri, fu trasferito da Milano a Legnano. La restante parte dell'esercito della Lega Lombarda seguiva invece con ragguardevole distacco lungo la strada tra il capoluogo lombardo e Legnano. La scelta di Legnano non fu fortuita dato che il borgo rappresentava, per chi proveniva da nord, il passaggio di accesso al contado milanese, che doveva essere quindi chiuso per prevenire l'attacco a Milano. Nel frattempo, alcune avanguardie dell'esercito della Lega Lombarda di stanza a Legnano, che erano formate da 700 cavalieri, si staccarono e perlustrarono il territorio tra Borsano e Busto Arsizio oppure, secondo altre fonti, la zona tra Legnano e Borsano. A tre miglia da Legnano, secondo alcuni studiosi nei pressi di Cascina Brughetto, le truppe lombarde in avanscoperta incrociarono 300 cavalieri dell'esercito imperiale, che rappresentavano però solo le avanguardie delle truppe di Federico Barbarossa. Essendo numericamente superiori, i cavalieri della Lega Lombarda attaccarono la colonna imperiale riuscendo, perlomeno all'inizio, ad avere la meglio. Subito dopo i primi scontri, l'imperatore Federico Barbarossa sopraggiunse con il grosso dell'esercito e caricò i lombardi. Alcuni cronisti dell'epoca riportano che i consiglieri del Barbarossa suggerirono all'imperatore di temporeggiare per preparare una nuova strategia, ma egli rifiutò per approfittare della superiorità numerica. Le sorti della battaglia quindi si ribaltarono temporaneamente, dato che le truppe imperiali tedesche costrinsero le prime file dell'esercito lombardo ad indietreggiare in preda alla confusione. Poi, la durezza degli scontri costrinse i cavalieri lombardi a ritirarsi verso Milano, lasciando quasi soli i fanti che erano a difesa del Carroccio. Il Barbarossa decise quindi di attaccare quest'ultimo, dato che era difeso solo dalla fanteria e da un esiguo numero di cavalieri.

A questo punto accadde un fatto eccezionale. I fanti, attaccati dal Barbarossa, si arroccarono intorno al Carroccio tramite un nuovo sistema di difesa, lo schiltronIi fanti lombardi si organizzarono quindi su tre linee difensive, ognuna delle quali era formata da soldati protetti da scudi. Tra uno scudo e l'altro erano poi allungate le lance. Durante lo scontro, che durò ore, le prime due linee alla fine cedettero, ma la terza resistette alle continue cariche. Nel frattempo, le truppe comunali che stavano ripiegando verso Milano incontrarono il grosso dell'esercito della Lega Lombarda che si stava muovendo verso Legnano. L'esercito comunale, ora riunificato, si mosse verso Legnano e giunto al Carroccio attaccò sui fianchi le truppe imperiali. Intuendo che il cuore della battaglia fosse ormai intorno al Carroccio, Federico Barbarossa, col l'audacia che gli era abituale, si gettò nel bel mezzo della mischia cercando di incoraggiare le sue truppe senza però apprezzabile risultato. Per giunta, l'imperatore, nel fervore della battaglia, venne disarcionato e sparì alla vista dei combattenti. I tedeschi cominciarono quindi a scoraggiarsi e andarono incontro, anche per questo motivo, ad una sconfitta totale. I tedeschi tentarono di fuggire verso il Ticino, ma furono inseguiti dalle truppe della Lega Lombarda. Le acque del fiume furono infatti il teatro delle ultime fasi della battaglia, che si concluse con la cattura e l'uccisione di molti soldati dell'esercito imperiale. L'imperatore ebbe poi grosse difficoltà a sfuggire alla cattura ed a raggiungere la fedele Pavia.

Dopo la battaglia, i milanesi scrissero ai bolognesi una lettera dove affermavano, tra le altre cose, di avere in custodia, proprio a Milano, un grande numero di prigionieri, tra cui il duca Bertoldo (forse Bertoldo IV duca di Zähringen), un nipote dell'imperatore e il fratello dell'arcivescovo di Colonia.

L'analisi della battaglia

La battaglia di Legnano in un dipinto di Massimo d'Azeglio (1831)

Una delle fasi più importanti della battaglia fu l'energica resistenza della fanteria intorno al Carroccio. Sotto la bandiera della loro coalizione, i soldati lombardi, in inferiorità numerica, resistettero infatti contro un esercito superiore e per di più a cavallo.

Fra i motivi di tale energica resistenza, bisogna sicuramente menzionare il fatto che gli eventi della battaglia portarono i soldati a raggrupparsi sotto il loro simbolo. Sul carro era posta la croce di Ariberto d'Intimiano che tenne alto il morale ai fanti, e permise loro di resistere fino all'arrivo dei rinforzi. Oltre a ciò, proprio per stare attorno al Carroccio, i fanti lombardi formarono inavvertitamente uno schiltron. Lo schiltron è una formazione di lancieri in cerchio replicante la formazione che assumono i buoi muschiati quando sono in branco e si trovano aggrediti dai lupi. Inoltre la posizione delle lance, tutte rivolte all'esterno, fu sicuramente un altro motivo responsabile della vittoriosa resistenza.

Questa battaglia rappresenta un esempio in cui la fanteria medievale dimostrò il suo potenziale tattico nei confronti della cavalleria. La vittoria dei lombardi va però anche ripartita con la cavalleria leggera, che assestò la carica decisiva contro gli imperiali.

Il luogo della battaglia

Oggi è difficile stabilire con precisione il luogo esatto della battaglia. Ciò è dovuto anche alle storpiature dei toponimi effettuate dai copisti dell'epoca, che non conoscevano i luoghi della zona.

La prima fase della battaglia, che è collegata allo scontro iniziale tra i due eserciti, pare abbia avuto luogo tra Borsano e Busto Arsizio, e questa tesi è suffragata anche da un libro di monsignor Carlo Annoni, dove viene citato un documento di un cronista anonimo, forse riportato successivamente da Sire Raul, nella cui opera ("Gesta Federici I imperatoris in Lombardia" ovvero "Le gesta dell'imperatore Federico I in Lombardia") racconta che:

«  Poi sabato 29 maggio 1176, mentre i Milanesi si trovavano presso Legnano insieme con cinquanta cavalieri di Lodi, circa trecento di Novara e Vercelli, circa duecento di Piacenza, con la milizia di Brescia, Verona e di tutta la Marca (i fanti di Verona e di Brescia erano in città, altri erano vicino per strada e venivano a raggiungere l'esercito dei Milanesi), l'imperatore Federico era accampato con tutti i Comaschi presso Cairate con circa mille cavalieri tedeschi, e si diceva che fossero duemila quelli che aveva fatto venire attraverso la valle di Disentis così segretamente che nessuno dei Lombardi aveva potuto saperlo. Anzi, quando si diceva che erano presso Bellinzona, sembrava una favola. L'imperatore voleva passare ed andare a Pavia, credendo che i Pavesi dovessero venirgli incontro. Invece gli vennero, incontro i Milanesi con i cavalieri indicati sopra, tra Borsano e Busto Arsizio, e fu attaccata un'ingente battaglia. L'imperatore mise in fuga i cavalieri che erano da una parte presso il carroccio, cosicché quasi tutti i Bresciani e gran parte degli altri fuggirono verso Milano, come pure gran parte dei migliori Milanesi. Gli altri si fermarono, presso il carroccio con i fanti di Milano e combatterono eroicamente. Infine l'imperatore fu volto in fuga, i Comaschi furono catturati quasi tutti, dei Tedeschi molti furono presi ed uccisi, molti morirono nel Ticino  »
(Cronista anonimo, Le gesta dell'imperatore Federico I in Lombardia)

Per quanto riguarda invece le fasi finali della battaglia, che sono ricollegate alla difesa del Carroccio ed ai successivi e risolutivi scontri tra i due eserciti al completo, esiste un'opera che si riferisce alla biografia del Papa che presiedette la Lega Lombarda, la "Vita di Alessandro III" redatta dal cardinale Bosone, che ci fornisce un'indicazione importante. In questo testo si indicano i toponimi, evidentemente storpiati da copisti che non conoscevano i nomi dei luoghi della zona, di Barrano e Brixiano, che potrebbero indicare Legnano o Borsano, oppure Busto Arsizio e Borsano. Nel citato documento è però indicata con precisione la distanza tra il luogo delle ultime fasi della battaglia e Milano, cioè 15 miglia, che è la distanza esatta tra Legnano ed il capoluogo lombardo. Questa distanza di 15 miglia è stata poi utilizzata per riferirsi a Legnano anche in documenti successivi. Per quanto concerne invece l'ubicazione esatta del Carroccio in riferimento ai toponimi della Legnano attuale, una delle cronache dello scontro, gli Annali di Colonia, contiene un'informazione importante. Perché nessun combattente potesse fuggire, i Lombardi "…aut vincere aut mori parati, grandi fossa suum exercitum circumdederunt…", ossia "pronti a vincere o a morire sul campo, collocarono il proprio esercito all'interno di una grande fossa". Ciò farebbe pensare al fatto che il Carroccio fosse collocato sul bordo di un ripido pendio, così che la cavalleria imperiale, il cui arrivo era previsto lungo il corso dell'Olona, sarebbe stata obbligata ad assalire il centro dell'esercito della Lega Lombarda risalendo l'avvallamento. Considerando le fasi dello scontro, questo potrebbe significare che le fasi cruciali a difesa del Carroccio siano state combattute sul territorio dell'odierno quartiere San Martino a Legnano oppure in prossimità della costa di San Giorgio (anch'esso quartiere di Legnano), e quindi anche su parte del territorio ora appartenente al Comune di San Giorgio su Legnano, non essendo in altra parte del Legnanese individuabile un altro avvallamento con queste caratteristiche. Una leggenda popolare narra che a quei tempi una galleria sotterranea metteva in comunicazione San Giorgio su Legnano al castello di Legnano, e che per questo cunicolo Federico Barbarossa riuscì a fuggire ed a salvarsi dopo la disfatta militare. Nel XX secolo, durante degli scavi, furono effettivamente trovati dei tronconi di una galleria sotterranea molto antica. Il primo, non lontano da San Giorgio su Legnano, fu esplorato da uno degli operai che lo riportarono alla luce. L'operaio venne dissuaso però dall'esplorazione, dopo aver percorso 5 o 6 metri, a causa di un fiato di vento che gli spense la candela. Un secondo troncone verso Legnano fu scoperto e subito ostruito dall'Amministrazione comunale per ragioni di sicurezza.

Il significato postumo della battaglia

Nei secoli successivi allo scontro, la battaglia di Legnano non restò nella memoria degli italiani perché all'epoca non esisteva una coscienza collettiva nazionale. Essa iniziò ad essere considerata come uno dei simboli della lotta per l'unità nazionale nel XIX secolo, quando l'Italia era percorsa da fermenti patriottici indirizzati verso la cacciata dell'Austria dal suolo nazionale. In questo contesto, la battaglia di Legnano fu riscoperta dagli intellettuali dell'epoca e ciò fu anche causato dalla medesima origine teutonica che accomunava Federico Barbarossa agli imperatori austriaci. Da un punto di vista strettamente storico, la battaglia di Legnano non fece però parte di una guerra contro lo straniero. Infatti nell'esercito imperiale erano compresi anche i pavesi ed i comaschi, che si allearono con il Barbarossa per arginare l'espansione di Milano.

Il 16 giugno 1862, in pieno periodo risorgimentale, Giuseppe Garibaldi visitò Legnano. Da un balcone di un palazzo del centro cittadino fece un discorso ai legnanesi incitandoli ad erigere un monumento a ricordo della battaglia. I legnanesi seguirono l'esortazione di Garibaldi, ed innalzarono un primo monumento nel 1876 in occasione settecentesimo anniversario dello scontro. Questa statua, che venne realizzata da Egidio Pozzi, fu poi sostituita da quella attuale, che è invece opera di Enrico Butti.

La leggenda di Alberto da Giussano e della Compagnia della Morte

Secondo una leggenda raccontata per la prima volta dal cronista trecentesco Galvano Fiamma, alla testa della cavalleria lombarda si trovava la Compagnia della Morte, che era composta da 900 cavalieri ed era guidata, sempre secondo Galvano, da Alberto da Giussano, un leggendario cavaliere lombardo. I componenti della compagnia pare provenissero principalmente da Brescia e da altri comuni della Lombardia orientale. Questi ultimi, secondo il racconto di Galvano Fiamma, diressero la carica finale contro l'esercito imperiale, che venne messo in rotta: l'imperatore, disarcionato, si trovò a dover fuggire a piedi.

I racconti di Fiamma andrebbero presi però con il beneficio del dubbio, dato che nelle sue cronache sono presenti delle inesattezze, delle imprecisioni oltre che dei fatti leggendari. Per quanto concerne quest'ultimo aspetto, ad esempio, Fiamma dichiara che un certo "prete Leone" abbia visto tre colombe uscire dalle sepolture dei Santi Sisinnio, Martirio e Alessandro. I tre uccelli si appoggiarono poi sul Carroccio durante la battaglia e causarono la fuga del Barbarossa. Inoltre, nelle cronache di Galvano Fiamma è citato il fatto che fossero tre le compagnie popolari che difesero il Carroccio. La prima era la già citata "Compagnia della Morte", che comprendeva 900 cavalieri, ognuno dei quali sarebbe stato provvisto di un anello d'oro. La seconda compagnia era invece formata da 300 popolani, mentre la terza sarebbe stata costituita da 300 carri falcati, ognuno dei quali era guidato da dieci soldati.

Da queste asserzioni si può certamente dedurre l'inattendibilità dei racconti del Galvano. È infatti inverosimile che la battaglia sia stata vinta dalla Lega Lombarda grazie a tre colombe che misero in fuga il Barbarossa. Inoltre, pare altrettanto dubbio il fatto che Milano, durante la situazione di ristrettezza economica che era causata dalla guerra, avesse fornito ben 900 anelli d'oro ai cavalieri. In aggiunta, pare strano che le altre cronache dell'epoca non menzionino i 300 carri falcati, i quali sarebbero stati un avvenimento molto particolare senz'altro degno di nota. Ciò suffraga la tesi che questi fatti raccontati in realtà non siano altro che delle fantasie di Galvano. Inoltre le cronache storicamente più attendibili non citano né Alberto da Giussano e neppure le tre compagnie popolari menzionate da Galvano Fiamma.

Ricorrenze

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palio di Legnano.

A Legnano, ogni anno nell'ultima domenica di maggio, si svolge il Palio cittadino in onore della vittoria lombarda. Concorrono nella corsa ippica a pelo le otto contrade storiche della città. La rievocazione comprende inoltre un corteo di oltre mille figuranti in abiti medievali, fedeli ricostruzioni dell'epoca. Il corteo si snoda attraverso Legnano, per finire allo stadio della città, dove ha poi luogo la gara ippica.

Note

Bibliografia

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