Abbreviazione

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L'abbreviazione (detta anche abbreviatura) è la riduzione, eventualmente mediante simboli convenzionali, di una parola o di una frase nella scrittura o nella pronuncia. Non va confusa con l'apocope (o troncamento).

Indice

Principio grafico

Il concetto su cui si basano le abbreviazioni è quello di scrivere una o più parole omettendone più lettere, lasciando solo i segni grafici che permettono di individuare immediatamente la parola, e generalmente un punto. Ad esempio possono essere lasciate le prime metà di una parola (preist. per preistoria), i capi di essa (p.zza per piazza), le sole consonanti (pl. per plurale). La maggior parte delle abbreviazioni sono comunque costruite sull'utilizzo misto delle regole sopracitate, omettendo a seconda dei casi sillabe finali, lettere intermedie, vocali, ecc.

Le abbreviazioni si suddividono quindi in:

  1. Abbreviazioni per contrazione, in cui il punto sostituisce le lettere centrali di una parola, ad esempio f.lli per fratelli; la seconda parte può anche essere scritta in apice, come in n.o per numero (scritto anche no o semplicemente n.). Altre possibilità cadute in disuso sono la scrittura continua con uso della tilde sull'ultima lettera della prima parte, ad esempio chiar̃mo per chiarissimo; la scrittura continua, chiarmo; la separazione coi due punti, chiar: mo. Il punto può essere spostato in fondo alla parola o essere soppresso se restano solo due o tre lettere, ad esempio dottor diventa non d.r ma dr. o dr senza punto; lo stesso vale per il latino confer (confronta), cfr o (più comunemente) cfr. col punto.
  2. Abbreviazioni per compendio, formate da una o più lettere d'inizio della parola o delle parole abbreviate: dott. per dottore, E.V. per Eccellenza Vostra; possono essere considerate un tipo di abbreviazione anche le sigle.
  3. Abbreviazioni per sequenza consonantica, formate dalla prima consonante della parola abbreviata e da una delle seguenti, raddoppiata per il plurale: sg. e sgg. per seguente, seguenti (usata soprattutto per l'indicazione delle pagine).

La geminazione

A volte le abbreviazioni possono eludere il principio basilare di omissione di lettere della parola, nei casi in cui tra le lettere dell'abbreviazione compare una lettera in numero maggiore di quanto faccia nella parola originale. Questo caso è specifico di un particolare tipo di abbreviazione, quella di alcuni plurali di parola, ed è detta geminazione funzionale all'indicazione del numero. Infatti nei casi in cui si voglia abbreviare il plurale (indicarne una quantità di due o più) di una parola di cui esiste già l'abbreviazione al singolare (effettuata mediante scrittura della sola prima parte di essa), il plurale abbreviato si ottiene semplicemente raddoppiando l'ultima lettera (sempre una consonante) dell'abbreviazione del singolare. In questa categoria rientra ad esempio la parola sigg., per signori, in cui la g è stata raddoppiata nel finale, dato che signore (che ha una sola g) si abbrevia in sig.

Utilizzo

Nella vita quotidiana gli ambiti in cui si può riscontrare un maggiore uso delle abbreviazioni sono alcuni testi come dizionari e vocabolari, nei quali il loro utilizzo è dovuto alla necessità di scrivere grandi quantità di informazioni, e dover quindi risparmiare più spazio possibile. Nel passato, come adesso, l'abbreviazione di parola è sempre stata legata ed esigenze di velocità di trascrizione e di mancanza di spazio.

Cenni storici

Le abbreviazioni sono diffuse in tutti i tipi di alfabeti conosciuti; le abbreviazioni ebbero particolare diffusione nella tradizione scrittoria del mondo greco-romano, e conobbero il maggior utilizzo nell'epoca gotica. Lo studio delle abbreviazioni è quindi molto importante per l'esatta lettura di iscrizioni e documenti antichi risalenti a queste, ed anche successive, epoche storiche. Lo studio delle abbreviazioni si inserisce quindi nell'ambito di quei fattori che permettono di studiare la storia della scrittura (la paleografia).

Il mondo greco e romano

L'epigrafia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Abbreviazione epigrafica.

Le prime abbreviazioni che furono usate in modo sistematico furono le abbreviazioni epigrafiche, effettuate per troncamento e che venivano utilizzate principalmente per i nomi propri (C per Caius, L per Lucius) ed i titoli delle autorità romane (IMP per imperator). Nei casi esposti prima si effettuava un'abbreviazione per troncamento, ma erano diffuse anche quelle per contrazione (COS per Consul), e le geminazioni funzionali per indicare i plurali (COSS per Consules). In questi casi le abbreviazioni erano molto utili perché le epigrafi erano spesso esposte su supporti di grandezza non modificabile con facilità (archi, pietre...) e quindi per "compattare" le scritte si ricorreva a questa tecnica. Se nelle iscrizioni il troncamento era indicato per lo più dal punto, la contrazione si indicava con una letterina soprascritta, o con una lineetta che, secondo posizione e forma, suggeriva un particolare scioglimento della parola.

La tachigrafia

Sempre in età romana (dal VI secolo a.C. ca.) le abbreviazioni divennero essenziali per la tachigrafia (intesa come stenografia), ovvero per metodi di scrittura che necessitavano di scrivere alla velocità con la quale si parla. Le abbreviazioni, ed i segno convenzionali, permettevano allo stenografo di fissare sul supporto utilizzato tutte le informazioni ascoltate senza dover però trascrivere pedissequamente ogni parola detta. Tra i segni tachigrafici di abbreviazione per contrazione ricordiamo le note tironiane, introdotte intorno al 60 a.C.

I greci e lo sviluppo nell'era cristiana

Nei testi greci, la scrittura maiuscola (onciale) prevede quasi soltanto il sistema di abbreviazione per troncamento; in età cristiana si estende l'uso della contrazione per i cosiddetti nomi sacri (es. Gesù Cristo = IHS XPS, dove H,X,P sono le lettere greche eta, chi e rho), riprendendo la tradizione delle abbreviazioni cosiddette nomina sacra, sempre di carattere religioso, e derivanti dai testi biblici, dove sovente indicavano i nomi o gli epiteti di Dio (DS per Deus).

Le abbreviazioni continuarono ad essere usate in molti campi anche successivamente all'epoca dell'Impero Romano. Nei testi latini, la contrazione, derivata dalle scrittura tachigrafica romana, fu molto adoperata nei testi giuridici fino a Giustiniano, che la proibì.

Il grande sviluppo medievale

Con l'introduzione della scrittura minuscola (XI secolo) si diffondono altre abbreviazioni che sostituiscono parte della parola. Usata nelle scuole scrittorie delle isole britanniche (Irlanda e Inghilterra), l'abbreviazione tornò a diffondersi in Europa intorno all'anno Mille. Infatti le forme scrittorie di abbreviazione crescevano di pari passo con la diffusione delle scuole scrittorie, e questo avveniva quasi unicamente nei monasteri, con il fenomeno amanuense. La produzione di codici da parte degli amanuensi crebbe moltissimo dopo la fine del I millennio, e questo portò ad un nuovo fiorire della tecnica delle abbreviazioni (tra quelle nate in questo periodo ricordiamo il titulus). Infatti gli amanuensi necessitavano di scrivere in modo veloce e sintetico, per poter accelerare la copiatura ed utilizzare meno materiale (inchiostro, fogli...) possibile. Dunque le abbreviazioni conobbero una vera e propria esplosione nel Medioevo (soprattutto tra il X e l'XI secolo), tanto da diventare quasi un nuovo modo di scrivere, tanto che varie forme abbreviate risultavano avere significato a sé stante rispetto al termine di cui originariamente erano una riduzione.

L'uso dell'abbreviazione cominciò piano piano a decadere dal XIV secolo: va inoltre ricordato come la diffusione della stampa a caratteri mobili (inventata da Gutenberg nel 1448 e largamente diffusasi in meno di un secolo) abbia di fatto assestato un colpo terribile all'attività amanuense e alla tecnica delle abbreviazioni. Infatti con la tipografia i problemi di velocità di produzione di un libro erano spariti, e l'uso delle abbreviature, benché costituisse comunque un piccolo risparmio di tempo e materiale scrittorio, era inadatto per la diffusione dei libri ad un pubblico più vasto (che non ne aveva una conoscenza approfondita).

Diritto

Le abbreviature, ammesse presso i Romani nella stipulazione degli atti, e usate ampiamente nella pratica giuridica medievale, sono espressamente proibite dalla legge notarile italiana; divieto ribadito per gli atti dello stato civile. La legge non commina la nullità degli atti, ma solo pene pecuniarie.

Note

Bibliografia

  • Adriano Cappelli, Dizionario delle Abbreviature latine ed italiane.

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